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Pillole Dialettali, Spigolature: S’È RACCUMANNATE A FAVÚGNE

Si è raccomandato a Favonio affinché non lo porti via, con riferimento a chi è così magro, delicato, di costituzione fisica debole da essere portato via dal vento.

Favúgne, che etimologicamente prende il nome dal tedesco “foehn”, è un vento caldo e soffocante, che spira da Ovest, spesso con molta violenza, sollevando nuvole di polvere. e. persino Carlo I d’Angiò ebbe a lamentarsi della sua violenza perché scoperchiava i tetti delle case di Lucera.

Il dialetto lucerino non poteva ignorare con i suoi detti questa sua caratteristica: ‘Stu Favúgne ngemènde púre a Criste nd’a chestodíje (Questo Favonio disturba pure Cristo nella nicchia)… L’ óme a nnande a’ fèmmene assemègghje nu fuffele a nnande a Favúgne (L’uomo davanti a una donna sembra il tubero dell’asfodelo davanti a Favonio)… Favúgne éje nu sènza vrazze pecchè a Vòrije ce l’à stuccate (Spesso avviene lo scontro tra il Favonio più tiepido e le correnti della Bora più fredde)… Chjóve a Favúgne (La pioggia, a causa del vento violento, sporca i vetri)… Doppe tre jjúrne Favúgne porte l’acque (Dopo tre giorni che spira Favonio arriverà la pioggia)..

Era molto apprezzato dalle massaie lucerine perché faceva asciugare in fretta il bucato che stendevano fuori casa; anche se, con la sua violenza, ‘ndurcenijeje e rravvogghje i panne (attorcigliava e avvolgeva i panni).

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