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25 Aprile 2026
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Pillole Dialettali, Tradizioni: I TARALLE (i taralli)

Da dove nasca il termine “TARALLE” (tarallo), non si sa con certezza, per cui si sprecano le ipotesi. L’origine della ricetta dei taralli, invece, viene fatta risalire all’abitudine dei fornai, lucerini e non, di utilizzare la pasta di pane avanzata, dopo aver fatto le pagnotte e le pagnottelle, , creando un ulteriore impasto, a mo’ di cordone, che tagliato a pezzi si componeva in anelli da infornare.
Offrire un tarallo accompagnato a del buon vino a Lucera è sempre stato segno di ospitalità, amicizia e di cordialità. Ancora oggi, è impensabile non trovare nelle case di Lucera e dei lucerini di ogni parte del mondo i taralli pronti per essere mangiati e offerti agli ospiti.


I taralle lucerini sono: i scavedatille (taralli lessati prima di essere infornati), i taralle c’a semènde de fenúcchje (taralli impastati con il seme di finocchio), i mbriachille (taralli dolci impastati con il vino bianco), i taralle che l’óve (taralli impastati con l’uovo), i taralle c’u naspre (taralli dolci con su la glassa) e i taralluzze de Sanbejase (i tarallini di San Biagio), i taralluzze de Sandandúne (i tarallini di Sant’Antonio Abate) i taralluzze de Sangíre (i tarallini di San Ciro), che venivano distribuiti in chiesa ai fedeli nelle ricorrenze dei predetti santi e consumati in famiglia per devozione.

 

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