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26 Febbraio 2024
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Pillole Dialettali, Triller della nostra infanzia: U CÚNDE ZECULÌLLE (il racconto di Zuculille)

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I lucerini di una volta erano soliti raccontare ai bambini, per farli stare quieti e per farli addormentare, o anche agli adulti, intorno al braciere nelle fredde sere d’inverno, avventure e gesta di personaggi reali o di fantasia, dilungandosi spesso fino a confondere le idee di chi stava ad ascoltare. ZECULÌLLE era appunto uno di questi personaggi, la cui storia, tramandata di generazione in generazione, si è persa nel tempo fino al punto che nessuno è stato più in grado di conoscerne l’origine.
U CÚNDE: A Lucera in un basso (nu suttane) vivevano mamma e figlia che si chiamava Tresenélle, diminutivo di Tèrése (Teresa). Un bel giorno la mamma decise di fare le pizze fritte (i pízze frìtte), ma, a preparazione ultimata, si accorse che le mancava la pentola per friggerle (‘a frezzóle). Allora chiese alla figlia Tresenélle di recarsi da un vicino di casa, tale Zeculìlle, per farsela prestare. Questi si dichiarò ben disposto a prestarla a condizione che gli facessero assaggiare qualche pízze frìtte. La ragazza promise che sarebbe tornata con alcune di esse, ma madre e figlia dopo averle fatte, se le mangiarono tutte, dimenticandosi di conservarne qualcuna per Zuculìlle. Vergognandosi di portare indietro, a Zuculìlle solo ‘a frezzóle, gli prepararono un qualcosa non molto buono. Zuculìlle al buio non si accorse subito dell’inganno, ma al momento di mangiarle costatò, con sua grande meraviglia, che quelle non erano i pízze frìtte promesse e arrabbiato decise di farla pagare a Tresenèlle e alla madre (èsse m’ànne fatte ‘stu fatte a mmé e ije mò me vache a magnà a llore), che non potevano immaginare di avere a che fare con uno spirito cattivo. Zuculìlle, si recò, quindi, alla casa di Tresenèlle, e qui inizia la parte “horror” del racconto:

Zuculìlle: Tuppe e tuppe

Tresenèlle : Chi éje?

Zuculìlle: Songhe Zuculìlle

Tresenèlle: Mamma míje, Mamma míje,

Zuculìlle: Tresenèlla, Tresenèlla, songhe arrevate a prima scalèlle

Tresenèlle: Mamma míje, Mamma míje,

Zuculìlle: Tresenèlla, Tresenèlla, songhe arrevate a sèconda scalèlle

E così di seguito fino al decimo scalino

Zuculìlle: Tresenèlla, Tresenèlla, songhe arrevate a llutema scalèlle

Tresenèlle: Mamma míje, Mamma míje,

Zuculìlle: Aaaaaaaaaaaaaamm (e sa magnaje)

Questo racconto (cúnde) veniva recitato per tenere quieti i bambini che, assorti e spaventati, non perdevano una sola parola di quanto loro veniva raccontato, con la paura che saliva dai piedi e che andava di pari passo con l’avvicinarsi di Zuculìlle a Tresenèlle, sussultando ad ogni scalino.
L’eco di questo cúnde oramai si è perso , ma è rimasta la locuzione assemègghje u cúnde Zeculìlle, usata per richiamare chi sta troppo dilungandosi in un discorso.

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