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Spigolature dialettali, L’origine dei modi di dire

Vi sono episodi accaduti a Lucera in un’epoca non precisata o che possono anche non essere mai accaduti, che hanno dato origine a modi di dire di significato spesso oscuro. Il detto non sempre permette di ricostruire in maniera convincente il fatto o la storiella da cui è scaturito, ma serve esclusivamente a dare significato a modi di comportarsi.

Di seguito se ne riportano alcuni esempi:

PARÈNE VARDARÌLLE – Traduzione: Sembrano Vardarelli – Significato: Sono persone con istinti malvagi, sempre pronte a compiere cattiverie. I Vardarelli erano tre fratelli di Celenza Valfortore, capi di una banda forte di un “piccolo esercito” di oltre quaranta uomini, responsabile, agli inizi dell’Ottocento, d’innumerevoli violenze e misfatti nelle campagne di Lucera, della Capitanata intera e del Molise. La banda braccata dalle truppe di Ferdinando I di Borbone, appena rientrato a Napoli dopo il regno di Gioacchino Murat, fu attirata in un’imboscata e distrutta. Gli ultimi membri morirono asfissiati in una cantina di Lucera, dove si erano nascosti.

BBONGHE, BBONGHE, BBONGHE, CHE LU CULE SUNAVE LA TROMBE, CU LU NASE GRATTAVE LU CASE, ÉVVIVA BBBONGHE LU VASTASE – Traduzione: Bonghi, Bonghi, con il sedere suonava la tromba, con il naso grattava il formaggio, viva Bonghi lo screanzato. – Significato: Presa in giro, con due versioni alla base dello sberleffo. La prima ha un gustoso retroscena politico. Nelle elezioni del 1892, il seggio parlamentare di Lucera era conteso da Ruggero Bonghi (deputato di lungo corso, ex ministro della Pubblica Istruzione, filologo e accademico) e Antonio Salandra (futuro Presidente del Consiglio). I sostenitori di quest’ultimo coniarono la filastrocca nei confronti di Bonghi, che così recitava: Bbonghe, Bbonghe, Bbonghe, che lu cule sunave la trombe, cu lu nase grattave lu case, évviva Bbbonghe lu vastase. L’altra ne fa risalire l’origine a un famoso banditore di Lucera, Raffaele Corsini detto “Fiasckille”, che amava ripetere di essere figlio naturale del famoso uomo politico Bonghi, cui sembrava somigliasse tanto. In questo caso, lo sberleffo era recitato con scherno dai ragazzini al suo passaggio, facendolo arrabbiare moltissimo.

MARIANNA PEDÓNE A QQUATT’ÓRE DE NOTTE JÉVE TRUUANNE I CHELÚMMERE FRISCKE – Traduzione: Marianna Pedone, alle quattro del mattino, desiderava i fioroni freschi (grossi fichi a forma di pera dalla buccia violacea o marrone, coltivati specialmente negli orti) – Significato: Voglia forte di qualcosa. Il personaggio sembrerebbe appartenere alla famiglia dei Pedone di Lucera che possedevano il palazzo in Piazzetta del Vecchio (arréte Pedone). La locuzione appartiene anche ad altri dialetti. In ogni caso si tratta di una metafora per indicare una donna che ha molte voglie e fa molti capricci; oppure si riferisce ai desideri mangerecci di una donna in dolce attesa.

CE SÍME RREDUTTE O’ SCARTE CARMENUCCE! – Traduzione: Ci siamo ridotti a mangiare gli scarti di Carminuccio! – Significato: Siamo ridotti proprio male! Carmenucce, era un commerciante con un banco di frutta e verdura “Ammizz’a chiazze (in Piazza Mercato), che aveva l’abitudine di non buttare la merce non più vendibile ma di darla alle persone bisognose, a fine mercato del giorno.

N’À FFATTE CCHJÙ ISSE CHE PITRE BAIALARDE – Traduzione: Ne ha fatto più lui che Pietro Baialardo – Significato: È una persona di dubbia fama che ne ha combinate di tutti i colori. Il modo di dire trae origine da Pietro Abelardo, un medico della scuola salernitana vissuto nell’undicesimo secolo, famoso negromante che sbalordì i suoi contemporanei con i suoi esperimenti chimici. Finì malissimo, perché fu bruciato sul rogo.

MAMMELANGIÙGGELE, A NOTTE JÉVE ACCAPEZZÁNNE I VÚVE E U JÚRNE TENÉVE PAÚRE D’I CORNE D’I CIAMMARUCHÈLLE – Traduzione: Mammalaniungia la notte rubava i buoi e il giorno aveva paura delle corna delle lumache – Significato: Comportarsi in un certo modo per nascondere ben altri comportamenti. Mammelangiùngele era il soprannome, secondo alcuni, di un ladro di buoi, secondo altri di una donna di vita. In ogni caso, per mascherare le loro malefatte che il girovagare di notte causava, fu coniata questa metafora sulla pericolosità delle cornate dei buoi in contrapposizione alle corna delle lumache che non possono fare alcun danno.

VÈNE DA CALAMÓNE, BBABBE, FÈSSE E CAZZÓNE – Traduzione: Viene da Calamone, sciocco, stupido e fannullone – Significato: È una persona da niente, un supponente che fa un sacco di cavolate. Nella realtà non esiste un paese che si chiama Calamone, ma il termine è frutto dell’immaginazione popolare, usato per una questione di metrica. Il detto descrive il classico inetto, una persona incapace di svolgere in modo sia pure approssimativo qualsiasi compito. Etimologicamente il termine potrebbe essere la deformazione popolare del termine latino “ calamus“ che è la canna sottile di palude, i cui internodi sono vuoti, come le persone inconcludenti. Infatti, nel nostro dialetto, “calamóne“ è sinonimo di persona priva di qualsiasi qualità, vuota dentro.

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