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13 Giugno 2026
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Dialettando 173 – Modi di dire Lucerini

Dialettando 75 modi di dire lucerini
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Lino Montanaro“Dialettando” , la rubrica di Lino Montanaro propone tutti i giovedì proverbi e modi di dire lucerini, tramandati di generazione in generazione, per non dimenticare le origini della nostra amata Lucera.

DIALETTANDO 173

A Lucera non si dice “Si è rivolto contro di me con tutto il risentimento di cui è capace ” ma si dice
– “S’È VUTÁTE MBÁCCE A MMÈ CHE TUTT’I SÈTTE SDÈGNE

A Lucera non si dice “È un problema che non ha soluzione“ ma si dice
– “DOJE SÒ I CÓSE, O U PÚZZ’È FFÚNNE, O ‘A CÓRD’È CCORTA

A Lucera non si dice “Non pare possibile che le cose vanno sempre bene solo a lui” ma si dice
– “NN’È PUSSÌBELE, CHJÓVE SÈMBE SCKITTE ‘ND’A TÈRRA SÚJE

A Lucera non si dice “Le parole dette per invidia o cattiveria da persone di poco conto non fanno testo“ ma si dice
– “ ‘RÁGGHJE DE CIUCCE NN’ARRIVE NGÍLE

A Lucera non si dice “Le quarantenni di una volta, a causa delle privazioni, delle frequenti gravidanze e della fatica, erano completamente sfiorite” ma si dice
– “ ‘A FÈMMENE A QQUARAND’ANNE JITTEL’A MÁRE CHE TUTTE LI PÁNNE

A Lucera non si dice ” È un commerciante che pratica prezzi troppo esagerati!“ ma si dice
– “ ‘QUÌLL’ÉJE NU NEGUZZIÁNDE CHE PÁRE CHE VÉNNE ‘U PÈPE NGANISTRE!

A Lucera non si dice “Nelle scelte importanti della vita, è opportuno programmare bene le cose” ma si dice
– “ ‘UNGE L’ASSE CHE ‘A RÓTE CAMÍNE

A Lucera non si dice “Sono persone con le quali sarebbe meglio non avere a che fare perché di loro non si ha alcun rispetto” ma si dice
– “ÙZZE, LU PÚRCHE

A Lucera non si dice “Ha un fisico asciutto “ ma si dice
– “ÉJE SÈCCHE CÚM’A ‘NA CÁNA SCURCIÁTE

A Lucera non si dice “L’anguria è un frutto che sazia e disseta ed è ricco d’acqua“ ma si dice
– “C’U MELÓNE, MÁGNE, VÍVE E TE LÁVE PÚRE ‘A FÁCCE

REGOLE DI PRONUNCIA

Il dialetto lucerino, come del resto ogni dialetto, ha le sue ben precise e non sempre semplici regole di pronuncia. Tutto questo, però, genera inevitabilmente l’esigenza di rispettare queste regole non solo nel parlare, ma anche e soprattutto nello scrivere in dialetto lucerino. Considerato che il fine di questa rubrica è proprio quello di tener vivo e diffondere il nostro dialetto, offrendo così a tutti, lucerini e non, la possibilità di avvicinarvisi e comprenderlo quanto più possibile, si ritiene di fare cosa giusta nel riepilogare brevemente alcune regole semplici ma essenziali di pronuncia, e quindi di scrittura dialettale, suggerite dall’amico Massimiliano Monaco.

1) La vocale “e” senza accento è sempre muta e pertanto non si pronuncia (spandecà), tranne quando funge da congiunzione o particella pronominale (e, che); negli altri casi, ossia quando la si deve pronunciare, essa è infatti sempre accentata (sciulutèzze, ‘a strètte de Ciacianèlle).

2) L’accento grave sulle vocali “à, è, ì, ò, ù” va letto con un suono aperto (àreve, èreve, jìneme, sòrete, basciù), mentre l’accento acuto “á, é, í, ó, ú” è utilizzato per contraddistinguere le moltissime vocali che nella nostra lingua dialettale hanno un suono molto chiuso (‘a cucchiáre, ‘a néve, u rebbullíte, u vóve, síme júte), e che tuttavia non vanno confuse con una e muta (u delóre, u veléne, ‘u sapéve, Lucére).

3) Il trigramma “sck” richiede la pronuncia alla napoletana (‘a sckafaróje, ‘a sckanáte).

4) Per quanto riguarda le consonanti di natura affine “c-g, d-t, p-b, s-z” è stata adottata la grafia più vicina alla pronuncia popolare (Andonije, Cungètte, zumbà) quella, per intenderci, punibile con la matita blu nei compiti in classe.

5) Per rafforzare il suono iniziale di alcuni termini, si rende necessario raddoppiare la consonante iniziale (pe bbèlle vedè, a bbune-a bbune, nn’è cósa túje) o, nel caso di vocale iniziale, accentarla (àcede, ùcchije).

6) Infine, la caduta di una consonante o di una vocale viene sempre indicata da un apostrofo (Antonietta: ‘Ndunètte; l’orologio a pendolo: ‘a ‘llorge; nel vicolo: ‘nda strètte).

[LINO MONTANARO BIOGRAFIA E PUBBLICAZIONI PRECEDENTI]

 

 

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