Dialettando 229 – Modi di dire Lucerini


Lino Montanaro“Dialettando” , la rubrica di Lino Montanaro propone tutti i giovedì proverbi e modi di dire lucerini, tramandati di generazione in generazione, per non dimenticare le origini della nostra amata Lucera.

DIALETTANDO 229

A Lucera non si dice “La situazione non è semplice, ma tu stai esagerando” ma si dice
– “ÍJE DÍCHE CHE CHJÓVE, MA TU FÁJE VENÌ U SDELLÙVEJE

A Lucera non si dice “Era malato e si è trascurato” ma si dice
– “QUILLE S’È CCÍSE SÈNZA CURTÍLLE

A Lucera non si dice “Prega sempre ma conduce una vita da peccatore” ma si dice
– “MÁGNE OSTEJE E CÁCHE DIAVELE

A Lucera non si dice “Un gruppo di persone ferme intorno a qualcuno o a qualcosa” ma si dice
– “ASSEMÈGGHJENE I SCARAFÚNE ATTURNE A’ PALLOTTE

A Lucera non si dice ” Si possono rovinare i progetti per un nonnulla” ma si dice
– “SE POTE GUASTÀ ‘A MENÈSTRE PE ‘NA FRONNE DE PUTRUSÍNE

A Lucera non si dice “Non ho più le idee chiare, tanto da scambiare una cosa per un’altra “ma si dice
– “L’ÚCCHJE ME FÁNNE SCHERNUZZE, SCHERNUZZE

A Lucera non si dice “Cammina impettito, e si pavoneggia” ma si dice
– “CAMÍNE SÈMBE CHE ‘NA MÁZZE DE SCOPE NGÚLE

A Lucera non si dice “Con i figli si hanno gioie e dolori, preoccupazioni e soddisfazioni” ma si dice
– “I FIGGHJE PECCENINNE SO’ FFIÚRE, I GRUSSE SO’ PPENZÍRE E SO’ DDELÚRE

A Lucera non si dice “L’esperienza è la sapienza della vita” ma si dice
– “MBÁRE DA GGIOVENE SI VÚJE SAPÈ DA VVÉCCHJE

A Lucera non si dice “La vita bisogna saperla prendere con un pizzico di filosofia” ma si dice
– “A ‘NA VÁNNE ADDA FÀ NOTTE!

 

REGOLE DI PRONUNCIA

Il dialetto lucerino, come del resto ogni dialetto, ha le sue ben precise e non sempre semplici regole di pronuncia. Tutto questo, però, genera inevitabilmente l’esigenza di rispettare queste regole non solo nel parlare, ma anche e soprattutto nello scrivere in dialetto lucerino. Considerato che il fine di questa rubrica è proprio quello di tener vivo e diffondere il nostro dialetto, offrendo così a tutti, lucerini e non, la possibilità di avvicinarvisi e comprenderlo quanto più possibile, si ritiene di fare cosa giusta nel riepilogare brevemente alcune regole semplici ma essenziali di pronuncia, e quindi di scrittura dialettale, suggerite dall’amico Massimiliano Monaco.

1) La vocale “e” senza accento è sempre muta e pertanto non si pronuncia (spandecà), tranne quando funge da congiunzione o particella pronominale (e, che); negli altri casi, ossia quando la si deve pronunciare, essa è infatti sempre accentata (sciulutèzze, ‘a strètte de Ciacianèlle).

2) L’accento grave sulle vocali “à, è, ì, ò, ù” va letto con un suono aperto (àreve, èreve, jìneme, sòrete, basciù), mentre l’accento acuto “á, é, í, ó, ú” è utilizzato per contraddistinguere le moltissime vocali che nella nostra lingua dialettale hanno un suono molto chiuso (‘a cucchiáre, ‘a néve, u rebbullíte, u vóve, síme júte), e che tuttavia non vanno confuse con una e muta (u delóre, u veléne, ‘u sapéve, Lucére).

3) Il trigramma “sck” richiede la pronuncia alla napoletana (‘a sckafaróje, ‘a sckanáte).

4) Per quanto riguarda le consonanti di natura affine “c-g, d-t, p-b, s-z” è stata adottata la grafia più vicina alla pronuncia popolare (Andonije, Cungètte, zumbà) quella, per intenderci, punibile con la matita blu nei compiti in classe.

5) Per rafforzare il suono iniziale di alcuni termini, si rende necessario raddoppiare la consonante iniziale (pe bbèlle vedè, a bbune-a bbune, nn’è cósa túje) o, nel caso di vocale iniziale, accentarla (àcede, ùcchije).

6) Infine, la caduta di una consonante o di una vocale viene sempre indicata da un apostrofo (Antonietta: ‘Ndunètte; l’orologio a pendolo: ‘a ‘llorge; nel vicolo: ‘nda strètte).

[LINO MONTANARO BIOGRAFIA E PUBBLICAZIONI PRECEDENTI]

 

 

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Informazioni Autore

"Dialettando" è una rubrica di Lino Montanaro che ha raccolto prima nella sua memoria e poi in appunti, proverbi, modi di dire, espressioni tipiche lucerine, pillole di saggezza popolare, tramandate di generazione in generazione. [biografia]

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