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17 Ottobre 2021
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Dialettando 240 – Modi di dire Lucerini

realizzazione siti web Lucera

lino-montanaro“Dialettando” , la rubrica di Lino Montanaro propone tutti i giovedì proverbi e modi di dire lucerini, tramandati di generazione in generazione, per non dimenticare le origini della nostra amata Lucera.

DIALETTANDO 240

A Lucera non si dice “Ti devo procurare il maggior danno possibile” ma si dice
– “T’AGGHJA JÌ NGÚLE CHE TUTT’I SCARPE
Traduzione: Ti devo andare ———- con tutte le scarpe

A Lucera non si dice “È venuto a mancare“ ma si dice
– “SE L’È CARRIJÀTE U PATATÈRNE
Traduzione: Se l’è portato via il Padreterno

A Lucera non si dice “Credete che noi stiamo scherzando?” ma si dice
– “MA CHE VE CREDÍTE CHE A QQUÀ JUCAME A GGNÈLLE?
Traduzione: Forse voi credete che qui si fa il gioco dei bottoni?

A Lucera non si dice “Dobbiamo mettere bene in chiaro ogni questione” ma si dice
– “ÀMMA JÌ SÈMBE CHE PPÚNDE E VVIRGULE
Traduzione: Dobbiamo sempre procedere con punto e virgola

A Lucera non si dice “Anche stavolta hai sbagliato” ma si dice
– “BBRAVE O’ FÈSSE!
Traduzione: Bravo, al fesso!

A Lucera non si dice “Affrontare qualcosa senza avere i mezzi necessari “ ma si dice
– “TROTTE DE CIUCCE, SÙBBETE FENÈSSCE
Traduzione: Il trotto dell’asino finisce subito

A Lucera non si dice “È una persona che sul lavoro è l’ultimo ad arrivare ed il primo a uscire” ma si dice
– “ÉJE CÚM’E U PANE D’U FÚRNE, LÚTEME A TRASÌ E U PRÍME A SSCÌ
Traduzione: È come il pane infornato, l’ultimo a entrare è il primo a uscire

A Lucera non si dice “Dà sempre l’impressione di avere tanta premura” ma si dice
– “ASSEMÈGGHJE CHE TÉNE SÈMBE NU STRÚNZE APPÍSE NGÚLE
Traduzione: Sembra che tiene sempre ——————

A Lucera non si dice “Quello che sto dicendo è veramente la verità “ ma si dice
– “QUIST’ÉJE U VANGÈLE DE CRISTE
Traduzione: Questo è il vangelo di Cristo

A Lucera non si dice “Le carte sono traditrici” ma si dice
– “I CARTE SÒ QUARANDA ZOCCHELE
Traduzione: Le carte sono quaranta ———

 

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COPERTINALINO MONTANARO E LINO ZICCA, ECCO IL NUOVO LIBRO

Ci siamo! Finalmente la tipografia Grafiche Catapano ha finito di stampare il nuovo libro di Lino Montanaro & Lino Zicca: “LUCERA DI UNA VOLTA ” che raccoglie oltre 120 brani di storia sommersa relativi a modi di dire, usanze, credenze, che riguardano pratiche religiose, usanze del ciclo della vita, pratiche e forme di magia, valore e svolgimento di feste religiose e civili, metodi per prevedere il tempo durante tutto l’arco dell’anno, scuola, personaggi, luoghi, giochi ed altro della Lucera di una volta.

Com’è possibile prenotarlo?

Il libro è disponibile presso Libreria Catapano in Viale Dante Alighieri, 1 a Lucera. E’ anche possibile prenotarlo direttamente da questa pagina, inviando un’email a: montanaro.lino@libero.it

 

REGOLE DI PRONUNCIA

Il dialetto lucerino, come del resto ogni dialetto, ha le sue ben precise e non sempre semplici regole di pronuncia. Tutto questo, però, genera inevitabilmente l’esigenza di rispettare queste regole non solo nel parlare, ma anche e soprattutto nello scrivere in dialetto lucerino. Considerato che il fine di questa rubrica è proprio quello di tener vivo e diffondere il nostro dialetto, offrendo così a tutti, lucerini e non, la possibilità di avvicinarvisi e comprenderlo quanto più possibile, si ritiene di fare cosa giusta nel riepilogare brevemente alcune regole semplici ma essenziali di pronuncia, e quindi di scrittura dialettale, suggerite dall’amico Massimiliano Monaco.

1) La vocale “e” senza accento è sempre muta e pertanto non si pronuncia (spandecà), tranne quando funge da congiunzione o particella pronominale (e, che); negli altri casi, ossia quando la si deve pronunciare, essa è infatti sempre accentata (sciulutèzze, ‘a strètte de Ciacianèlle).

2) L’accento grave sulle vocali “à, è, ì, ò, ù” va letto con un suono aperto (àreve, èreve, jìneme, sòrete, basciù), mentre l’accento acuto “á, é, í, ó, ú” è utilizzato per contraddistinguere le moltissime vocali che nella nostra lingua dialettale hanno un suono molto chiuso (‘a cucchiáre, ‘a néve, u rebbullíte, u vóve, síme júte), e che tuttavia non vanno confuse con una e muta (u delóre, u veléne, ‘u sapéve, Lucére).

3) Il trigramma “sck” richiede la pronuncia alla napoletana (‘a sckafaróje, ‘a sckanáte).

4) Per quanto riguarda le consonanti di natura affine “c-g, d-t, p-b, s-z” è stata adottata la grafia più vicina alla pronuncia popolare (Andonije, Cungètte, zumbà) quella, per intenderci, punibile con la matita blu nei compiti in classe.

5) Per rafforzare il suono iniziale di alcuni termini, si rende necessario raddoppiare la consonante iniziale (pe bbèlle vedè, a bbune-a bbune, nn’è cósa túje) o, nel caso di vocale iniziale, accentarla (àcede, ùcchije).

6) Infine, la caduta di una consonante o di una vocale viene sempre indicata da un apostrofo (Antonietta: ‘Ndunètte; l’orologio a pendolo: ‘a ‘llorge; nel vicolo: ‘nda strètte).

[LINO MONTANARO BIOGRAFIA E PUBBLICAZIONI PRECEDENTI]

 

 

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