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17 Maggio 2022
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Dialettando 264 – Modi di dire Lucerini

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lino-montanaro“Dialettando” , la rubrica di Lino Montanaro propone tutti i giovedì proverbi e modi di dire lucerini, tramandati di generazione in generazione, per non dimenticare le origini della nostra amata Lucera.

DIALETTANDO 264

A Lucera non si dice “Risparmiando su tutto è diventato ricco” ma si dice
– “MATÓNE SÓP’A MATÓNE S’È FFATTE I SOLDE“ – Traduzione: (Mattone su mattone ha fatto i soldi)

A Lucera non si dice “La bugia non va lontano“ ma si dice
– “ ‘A BBUSCÍJE NTÉNE SSCÈLLE “ – (Traduzione: La bugia non ha ali)

A Lucera non si dice “Con i figli sono stati sempre troppo indulgenti e tolleranti” ma si dice
– “E’ FIGGHJE CI’ANNE DATE ‘A CAPÈZZA LONGHE!” – (Traduzione: Ai figli hanno dato le briglie lunghe)

A Lucera non si dice “E’ arrivato in un baleno!” ma si dice
– “È RREVATE C’A CARROZZE D’U MÚRTE ACCÍSE“ – (Traduzione: È arrivato con il carro del morto ucciso)

A Lucera non si dice “Dimora in una località molto lontana e difficilmente raggiungibile” ma si dice
– “ABBETE A CASE DI CRISTE” – (Traduzione: Abita a casa di Cristo)

A Lucera non si dice “Sono veramente soddisfatto di come ho mangiato“ ma si dice
– “STÉNGHE ALLATTUMATE BBÈLLE BBÈLLE“ – (Traduzione: Sono nutrito bene, bene)

A Lucera non si dice “Ha messo il broncio” ma si dice
– “À PPÍSE ‘A PAPOSSCE!” – (Traduzione: Ha appeso la proboscide)

A Lucera non si dice “Non conoscere vergogna o timidezza” ma si dice
– “TENÉ ‘NA FÁCCE DE CÚRNE” – Traduzione: (Avere la faccia di corno)

A Lucera non si dice “È una persona taciturna che agisce con molto tatto“ ma si dice
– “È N’ÓME DE POCHE PAROLE, SE NE VACE SÈMBE TRASÈNNE, TRASÈNNE” – (Traduzione: È un uomo di poche parole, entra a poco a poco)

A Lucera non si dice “I risultati si vedono solo alla fine” ma si dice
– “A LÚTEME SE CONDÈNE I SCORZE“ – (Traduzione: Alla fine si contano le bucce)

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COPERTINALINO MONTANARO E LINO ZICCA, ECCO IL NUOVO LIBRO

Ci siamo! Finalmente la tipografia Grafiche Catapano ha finito di stampare il nuovo libro di Lino Montanaro & Lino Zicca: “LUCERA DI UNA VOLTA ” che raccoglie oltre 120 brani di storia sommersa relativi a modi di dire, usanze, credenze, che riguardano pratiche religiose, usanze del ciclo della vita, pratiche e forme di magia, valore e svolgimento di feste religiose e civili, metodi per prevedere il tempo durante tutto l’arco dell’anno, scuola, personaggi, luoghi, giochi ed altro della Lucera di una volta.

Com’è possibile prenotarlo?

Il libro è disponibile presso Libreria Catapano in Viale Dante Alighieri, 1 a Lucera. E’ anche possibile prenotarlo direttamente da questa pagina, inviando un’email a: montanaro.lino@libero.it

 

REGOLE DI PRONUNCIA

Il dialetto lucerino, come del resto ogni dialetto, ha le sue ben precise e non sempre semplici regole di pronuncia. Tutto questo, però, genera inevitabilmente l’esigenza di rispettare queste regole non solo nel parlare, ma anche e soprattutto nello scrivere in dialetto lucerino. Considerato che il fine di questa rubrica è proprio quello di tener vivo e diffondere il nostro dialetto, offrendo così a tutti, lucerini e non, la possibilità di avvicinarvisi e comprenderlo quanto più possibile, si ritiene di fare cosa giusta nel riepilogare brevemente alcune regole semplici ma essenziali di pronuncia, e quindi di scrittura dialettale, suggerite dall’amico Massimiliano Monaco.

1) La vocale “e” senza accento è sempre muta e pertanto non si pronuncia (spandecà), tranne quando funge da congiunzione o particella pronominale (e, che); negli altri casi, ossia quando la si deve pronunciare, essa è infatti sempre accentata (sciulutèzze, ‘a strètte de Ciacianèlle).

2) L’accento grave sulle vocali “à, è, ì, ò, ù” va letto con un suono aperto (àreve, èreve, jìneme, sòrete, basciù), mentre l’accento acuto “á, é, í, ó, ú” è utilizzato per contraddistinguere le moltissime vocali che nella nostra lingua dialettale hanno un suono molto chiuso (‘a cucchiáre, ‘a néve, u rebbullíte, u vóve, síme júte), e che tuttavia non vanno confuse con una e muta (u delóre, u veléne, ‘u sapéve, Lucére).

3) Il trigramma “sck” richiede la pronuncia alla napoletana (‘a sckafaróje, ‘a sckanáte).

4) Per quanto riguarda le consonanti di natura affine “c-g, d-t, p-b, s-z” è stata adottata la grafia più vicina alla pronuncia popolare (Andonije, Cungètte, zumbà) quella, per intenderci, punibile con la matita blu nei compiti in classe.

5) Per rafforzare il suono iniziale di alcuni termini, si rende necessario raddoppiare la consonante iniziale (pe bbèlle vedè, a bbune-a bbune, nn’è cósa túje) o, nel caso di vocale iniziale, accentarla (àcede, ùcchije).

6) Infine, la caduta di una consonante o di una vocale viene sempre indicata da un apostrofo (Antonietta: ‘Ndunètte; l’orologio a pendolo: ‘a ‘llorge; nel vicolo: ‘nda strètte).

[LINO MONTANARO BIOGRAFIA E PUBBLICAZIONI PRECEDENTI]

 

 

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