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26 Maggio 2024
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Dialettando 300 – Modi di dire Lucerini

Dialettando 90 - Modi di dire lucerini
realizzazione siti web Lucera

lino-montanaro“Dialettando” , la rubrica di Lino Montanaro propone tutti i giovedì proverbi e modi di dire lucerini, tramandati di generazione in generazione, per non dimenticare le origini della nostra amata Lucera.

DIALETTANDO 300

A Lucera non si dice “È una donna pettegola che sparla di tutti “ ma si dice
– “ASSEMÈGGHJE ‘A TRUMBÈTTE D’A VECARÌJE “ – (Traduzione: Sembra la trombetta del vicariato)

A Lucera non si dice “È una persona talmente sciocca e insignificante da non avere nessuna qualità” ma si dice
– “È CCHJÙ FFÈSSE DE L’ACQUA CAVEDE “ – (Traduzione: : È più fesso dell’acqua calda)

A Lucera non si dice “ È una famiglia con tare ereditarie” ma si dice
– “‘A RAZZE NINANÌNE, TRÌDECE PERZÚNE N’ÚCCHJE E MÌZZE” – (Traduzione: La razza Ninanina, tredici persone con solo un occhio e mezzo.)

A Lucera non si dice “L’evento è appena accaduto” ma si dice
– “U FATTE ÉJE CÍTELE CÍTELE” – (Traduzione: Il fatto è nuovo nuovo)”

A Lucera non si dice “È una persona stupida e credulona” ma si dice
– “QUILL’ÉJE NU LAMPASCIÓNE, A NDÒ U MÌTTE A LLÀ RÈSTE “– (Traduzione: È un imbelle dove lo metti là resta)

A Lucera non si dice “Tre persone molto unite” ma si dice
– “GRAZZEJE, GRAZZIJÈLLE E GRAZZEJE O’ CACCHJE” – (Traduzione: Grazia, Graziella e grazie al cacchio)

A Lucera non si dice “Aveva l’abitudine di entrare in questioni o faccende altrui , finché non veniva mandato via malamente” ma si dice
– “CARACOCCHJE, SI N’ÀVEVE U SCKAFFETÌLLE, NE NZE JÉVE A RETERÀ “ – (Traduzione: Caracocchje se non aveva il buffetto, non rientrava a casa)

A Lucera non si dice “La mancanza di uno degli elementi essenziali impedisce il raggiungimento di un obiettivo” ma si dice
– “SÈNZA LÌVETE NZE FACE U PÁNE “ – (Traduzione: Senza lievito non si fa il pane)

A Lucera non si dice “La misura ha raggiunto il colmo, gliene ho dette quattro “ ma si dice
– “CE N’AGGHJE DÍTTE VÚNE PE VVÉVE E N’ÀVETE PE SSCIAQQUÀ”– (Traduzione Gliene ho dette una per bere e un’altra per sciacquarsi )

A Lucera non si dice “Nella vita se non ti fai valere sei destinato a soccombere” ma si dice
– “LÈNGA MÚTE È MALE SERVÚTE “ – (Traduzione: Lingua muta è mal servita)

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COPERTINALINO MONTANARO E LINO ZICCA, ECCO IL NUOVO LIBRO

Ci siamo! Finalmente la tipografia Grafiche Catapano ha finito di stampare il nuovo libro di Lino Montanaro & Lino Zicca: “LUCERA DI UNA VOLTA ” che raccoglie oltre 120 brani di storia sommersa relativi a modi di dire, usanze, credenze, che riguardano pratiche religiose, usanze del ciclo della vita, pratiche e forme di magia, valore e svolgimento di feste religiose e civili, metodi per prevedere il tempo durante tutto l’arco dell’anno, scuola, personaggi, luoghi, giochi ed altro della Lucera di una volta.

Com’è possibile prenotarlo?

Il libro è disponibile presso Libreria Catapano in Viale Dante Alighieri, 1 a Lucera. E’ anche possibile prenotarlo direttamente da questa pagina, inviando un’email a: montanaro.lino@libero.it

 

REGOLE DI PRONUNCIA

Il dialetto lucerino, come del resto ogni dialetto, ha le sue ben precise e non sempre semplici regole di pronuncia. Tutto questo, però, genera inevitabilmente l’esigenza di rispettare queste regole non solo nel parlare, ma anche e soprattutto nello scrivere in dialetto lucerino. Considerato che il fine di questa rubrica è proprio quello di tener vivo e diffondere il nostro dialetto, offrendo così a tutti, lucerini e non, la possibilità di avvicinarvisi e comprenderlo quanto più possibile, si ritiene di fare cosa giusta nel riepilogare brevemente alcune regole semplici ma essenziali di pronuncia, e quindi di scrittura dialettale, suggerite dall’amico Massimiliano Monaco.

1) La vocale “e” senza accento è sempre muta e pertanto non si pronuncia (spandecà), tranne quando funge da congiunzione o particella pronominale (e, che); negli altri casi, ossia quando la si deve pronunciare, essa è infatti sempre accentata (sciulutèzze, ‘a strètte de Ciacianèlle).

2) L’accento grave sulle vocali “à, è, ì, ò, ù” va letto con un suono aperto (àreve, èreve, jìneme, sòrete, basciù), mentre l’accento acuto “á, é, í, ó, ú” è utilizzato per contraddistinguere le moltissime vocali che nella nostra lingua dialettale hanno un suono molto chiuso (‘a cucchiáre, ‘a néve, u rebbullíte, u vóve, síme júte), e che tuttavia non vanno confuse con una e muta (u delóre, u veléne, ‘u sapéve, Lucére).

3) Il trigramma “sck” richiede la pronuncia alla napoletana (‘a sckafaróje, ‘a sckanáte).

4) Per quanto riguarda le consonanti di natura affine “c-g, d-t, p-b, s-z” è stata adottata la grafia più vicina alla pronuncia popolare (Andonije, Cungètte, zumbà) quella, per intenderci, punibile con la matita blu nei compiti in classe.

5) Per rafforzare il suono iniziale di alcuni termini, si rende necessario raddoppiare la consonante iniziale (pe bbèlle vedè, a bbune-a bbune, nn’è cósa túje) o, nel caso di vocale iniziale, accentarla (àcede, ùcchije).

6) Infine, la caduta di una consonante o di una vocale viene sempre indicata da un apostrofo (Antonietta: ‘Ndunètte; l’orologio a pendolo: ‘a ‘llorge; nel vicolo: ‘nda strètte).

[LINO MONTANARO BIOGRAFIA E PUBBLICAZIONI PRECEDENTI]

 

 

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