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13 Aprile 2024
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Dialettando 310 – Modi di dire Lucerini

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lino-montanaro“Dialettando” , la rubrica di Lino Montanaro propone tutti i giovedì proverbi e modi di dire lucerini, tramandati di generazione in generazione, per non dimenticare le origini della nostra amata Lucera.

DIALETTANDO 310

A Lucera non si dice “È qualcosa di veramente molto bello “ ma si dice – “CHI L’À PPETTATE, SANDE LÚCHE? “ – (Traduzione: Chi l’ha dipinto San Luca?)

A Lucera non si dice “Lo guarda attentamente per non farsi sfuggire nulla” ma si dice
– “QUANNE PARLE U GUARDE ’MMOCCHE, ’MMOCCHE “ – (Traduzione: Quando parla gli guarda le labbra)

A Lucera non si dice “Sono stati sforzi che hanno dato solo risultati negativi” ma si dice
– “È SSCIÚTE RECOTTE DE FÚME “ – (Traduzione: E’ venuta una ricotta che sa di fumo)

A Lucera non si dice “È un uomo che da molto tempo non ha rapporti con una donna” ma si dice
– “QUILL’ADDA SBUTTÀ U CARAVÚGNE “ – (Traduzione: Quello deve erompere il foruncolo)

A Lucera non si dice “È un uomo che allunga spesso e volentieri le mani sulle donne” ma si dice
– “ÉJE ‘NA CIAMBA LONGHE” – (Traduzione: È una mano lunga)

A Lucera non si dice “Tutto avviene al momento opportuno” ma si dice
– “ÓGNE TÍMBE ARRÌVE, ÓGNE FRUTTE AMMATÚRE “– (Traduzione: Ogni tempo arriva, ogni frutto matura)

A Lucera non si dice “È una persona che ha l’abitudine di aggravare ogni cosa” ma si dice
– “NGARE SÈMB’A DÓSE” – (Traduzione: Rincara sempre la dose)

A Lucera non si dice “Non vorrei trovarmi al tuo posto” ma si dice
– “NEN VOGGHJ’ÈSSE MANGHE CAMMÌSE DE ‘NGÚLLE “ – (Traduzione: Non voglio essere neanche la camicia che ho addosso)

A Lucera non si dice “Spesso ci sono circostanze che ti rovinano la vita” ma si dice
– “ ‘NA FIGGHJA PECCHJÓSE E ‘NA MÁLA VECÍNE, PORTÉNE ‘A CASE A RUUÍNE “ – (Traduzione: Una figlia piagnucolona e una cattiva vicina, portano la casa in rovina)

A Lucera non si dice “Le gravi offese non si scordano facilmente” ma si dice
– “L’ÚGLJE NDO CADE LASS’A MACCHJE”– (Traduzione: L’olio dove cade lascia la macchia)
Lino)

 

REGOLE DI PRONUNCIA

Il dialetto lucerino, come del resto ogni dialetto, ha le sue ben precise e non sempre semplici regole di pronuncia. Tutto questo, però, genera inevitabilmente l’esigenza di rispettare queste regole non solo nel parlare, ma anche e soprattutto nello scrivere in dialetto lucerino. Considerato che il fine di questa rubrica è proprio quello di tener vivo e diffondere il nostro dialetto, offrendo così a tutti, lucerini e non, la possibilità di avvicinarvisi e comprenderlo quanto più possibile, si ritiene di fare cosa giusta nel riepilogare brevemente alcune regole semplici ma essenziali di pronuncia, e quindi di scrittura dialettale, suggerite dall’amico Massimiliano Monaco.

1) La vocale “e” senza accento è sempre muta e pertanto non si pronuncia (spandecà), tranne quando funge da congiunzione o particella pronominale (e, che); negli altri casi, ossia quando la si deve pronunciare, essa è infatti sempre accentata (sciulutèzze, ‘a strètte de Ciacianèlle).

2) L’accento grave sulle vocali “à, è, ì, ò, ù” va letto con un suono aperto (àreve, èreve, jìneme, sòrete, basciù), mentre l’accento acuto “á, é, í, ó, ú” è utilizzato per contraddistinguere le moltissime vocali che nella nostra lingua dialettale hanno un suono molto chiuso (‘a cucchiáre, ‘a néve, u rebbullíte, u vóve, síme júte), e che tuttavia non vanno confuse con una e muta (u delóre, u veléne, ‘u sapéve, Lucére).

3) Il trigramma “sck” richiede la pronuncia alla napoletana (‘a sckafaróje, ‘a sckanáte).

4) Per quanto riguarda le consonanti di natura affine “c-g, d-t, p-b, s-z” è stata adottata la grafia più vicina alla pronuncia popolare (Andonije, Cungètte, zumbà) quella, per intenderci, punibile con la matita blu nei compiti in classe.

5) Per rafforzare il suono iniziale di alcuni termini, si rende necessario raddoppiare la consonante iniziale (pe bbèlle vedè, a bbune-a bbune, nn’è cósa túje) o, nel caso di vocale iniziale, accentarla (àcede, ùcchije).

6) Infine, la caduta di una consonante o di una vocale viene sempre indicata da un apostrofo (Antonietta: ‘Ndunètte; l’orologio a pendolo: ‘a ‘llorge; nel vicolo: ‘nda strètte).

[LINO MONTANARO BIOGRAFIA E PUBBLICAZIONI PRECEDENTI]

 

 

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