Il pumetto o pomacchio era un cane molto comune nelle campagne della Capitanata. Frutto di incrocio di razze canine diverse, difficilmente identificabili, o di accoppiamento tra meticci, con un patrimonio genetico simile al volpino italiano.
Un cane di antiche origini, tanto che ci sono raffigurazioni risalenti all’età del bronzo e alcune presenze in opere rinascimentali. Il suo manto, dal pelo lungo, era solitamente rossiccio. D’indole nervosa e sospettosa, era sempre all’erta e bisognava prestare attenzione perché poteva mordere all’improvviso anche in presenza del loro padrone:
U pumacchje se ménave sèmbe ‘mbacce e’ calecagne. Era un cane “vocalizzatore”, quasi un prezioso “ antifurto “, poiché abbaiava molto forsennatamente quando avvertiva la presenza di estranei, mettendo in allerta i padroni e i cani più grandi, con i quali si trovava in ottima compagnia.
Il pumetto era un cane molto comune nelle masserie lucerine. Lo si ricorda anche, legato al carretto, quando il padrone andava o ritornava dalla campagna: arrète o sòtt’u trajene
quando il padrone andava o ritornava da fóre.
Fu portato a Lucera dai pastori abruzzesi con la transumanza poiché era utilizzato come accompagnatore delle greggi a fianco dei grossi cani da guardia. Attualmente non se ne vedono in giro, sembrano scomparsi così come sono scomparsi i carretti per andare in campagna e le greggi della transumanza.
Foto di Armando Lovino

