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25 Aprile 2026
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Pillole Dialettali, Storie: I MARINÍSE (Gli abitanti della marina)

Chi erano costoro? In generale era così denominata la gente della” marina”, zona costiera a sud di Cerignola. In particolare, invece, erano i lavoratori forestieri, che arrivavano nei periodi dei lavori stagionali dalle zone rivierasche della provincia di Bari, braccianti e contadini senza terra, protagonisti di una migrazione stagionale (fóretèrre) che, per alcuni mesi dell’anno, provocava il raddoppio della popolazione dei grandi centri cerealicoli della Capitanata, come Lucera.

Partivano dai loro paesi con appresso il fardello di biancheria e indumenti, all’inizio di maggio prima della mietitura a piccoli gruppi formati non solo da braccianti ma anche da persone di altri svariati mestieri.

Si “accampavano” e dormivano per terra sul marciapiede di fianco alla Cattedrale, nei pressi del vespasiano di via d’Angicourt, chiuso alla fine degli anni sessanta (prima amministrazione Scarano), perché questo bagno pubblico, che di igiene ne aveva ben poca, emanava un fetore insopportabile.

Si mettevano a disposizione dei proprietari delle aziende agricole (i massaríje) e venivano reclutati all’alba di ogni giorno da “u curatele” (il curatolo, il fattore), spesso in competizione con i braccianti locali (i jurnatíre), poiché si accontentavano di un basso salario. Costui li passava in rassegna valutandone, a occhio, le capacità e l’efficienza, e portandone via il numero che riteneva necessario alle esigenze lavorative della propria azienda.

A quei tempi, la mietitura era fatta in modo manuale e il corredo dei mietitori era costituito, dalla falce (‘a favece), da una specie di grembiule di cuoio leggero per proteggere il corpo (u petturale), e da tre pezzi di canna che venivano infilati nelle dita per protezione.

Tutta l’attività, raccolta, trebbiatura e battitura del grano, durava all’incirca un mesetto, dalla seconda metà di giugno a oltre la prima metà di luglio; un periodo variabile secondo la maturazione del grano e dell’esposizione solare.

Immancabilmente i lavori terminavano con “ u capocanale “, una festa e un pranzo che segnavano la fine di una stagione di lavori in campagna.

credits foto: Pixabay.com

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