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29 Novembre 2021
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Sfogliando: “MARIANNA PEDÓNE A QQUATT’ÓRE DE NOTTE JÉVE TRUUANNE I CHELÚMMERE FRISCKE”

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I proverbi e i modi di dire lucerini sono tanti. Di solito la loro origine è lontana e frutto di culture passate. Molto spesso hanno alle loro spalle un riferimento ben preciso, ovvero una storia e un significato, che non molti conoscono, dato che si tratta di detti appartenenti alla tradizione, alcuni scomparsi e altri poco in uso. Allora, non è mai troppo tardi per riproporli e questa rubrica offre un’opportunità piacevole, e speriamo interessante, per saperne di più.

personaggi“ MARIANNA PEDÓNE A QQUATT’ÓRE DE NOTTE JÉVE TRUUANNE I CHELÚMMERE FRISCKE”

Traduzione: “Marianna Pedone, alle quattro del mattino, desiderava i fioroni freschi (grossi fichi a forma di pera dalla buccia violacea o marrone, coltivati specialmente negli orti) “.

Significato: Il personaggio sembrerebbe appartenere alla famiglia dei Pedone che possedevano il palazzo in Piazzetta del Vecchio (Arréte Pedóne); la locuzione appartiene anche ad altri dialetti. In ogni caso si tratta di una metafora per indicare una donna che ha molte voglie e fa molti capricci; oppure si riferisce ai desideri mangerecci di una donna in dolce attesa.

Curiosità: Spesso, nel nostro dialetto, alcuni personaggi, a volte esistiti e altre volte inventati, ancora presenti nella memoria collettiva, sono la principale fonte d’ispirazione di proverbi, locuzioni e modi di dire. Si tratta indubbiamente di personaggi che, anche se minori e loro malgrado, hanno contribuito a fare la storia di Lucera. Ad essi si fa riferimento, per i comportamenti e il loro modo di essere, al fine di rappresentare con ironia, paragoni e metafore quelle varie situazioni che ci si trova ad affrontare nel corso della sua vita.

Di questi personaggi si riportano alcune locuzioni, di seguito richiamate:
• ASSEMÈGGHJE A LLUVESÈLLA GALLE = Popolana che faceva la lavandaia presso il Carcere di Lucera dal carattere impossibile.
SIGNIFICATO: è una donna insopportabile perché litigiosa e di temperamento violento.

• È JJÚTE A TTANDÀ L’ÓVE DE DONNECÓLE = L’uso del predicato d’onore “Don” fa presumere che trattasi di una persona di riguardo.
SIGNIFICATO: ha manifestato rispetto e ossequio, con troppo servilismo.

• TÉNE I PPÍDE CÚM’E DONGGÍRE = In questo caso il predicato d’onore “Don” sembra utilizzato in senso malizioso.
SIGNIFICATO: ha i piedi piatti divergenti all’esterno.

• PARE ‘A VÈCCHJE I MEZZANÈLLE = Donna anziana che abitava nella contrada “Mezzanèlle”.
SIGNIFICATO: persona che sa tutto di una vicenda dall’inizio alla fine.

• ASSEMÈGGHJE U MUSSE DE PEPPÍNE U CAFÓNE = Popolano che aveva un handicap alla bocca.
SIGNIFICATO: cosa non precisa, non fatta bene.

• CAMMÍNE RÈNZE RÈNZE CÚM’E DON LORÈNZE = In questo caso il predicato d’onore “Don” sembra utilizzato in senso ironico.
SIGNIFICATO: camminare vicinissimo a qualcosa, fin quasi a sfiorarla.

• CACAROCCHJE SI N’AVÉVE NU SCKAFFETILLE, NZE JÉVE A RRETERÀ = Soprannome di un popolano che le prendeva sempre perché aveva la cattiva abitudine di intromettersi inopportunamente nei discorsi e fatti altrui.
SIGNIFICATO: intervento fuori luogo, non opportuno.

• M’ASSEMEGGHJÈNE I CAVALLE DE MENZEGNÓRE CUNZÈNDE = Prelato che aveva fama di essere molto tirchio al punto da negare il pasto anche ai propri cavalli.
SIGNIFICATO: famiglia che sta per fare una brutta fine a forza di molte privazioni.

• SÒ VASSCE VASSCE, PARENE ‘I CAVALLE D’A CARROZZE LACCÒNE = I Laccone, famiglia benestante che abitava in Via De Nicastri, possedeva cavalli da traino di piccola taglia.
SIGNIFICATO: persone di bassa statura.

• PARE A DONNA VIULANDE C’A TRIPPA STORTE = Signora che sembrava avesse la pancia spostata di lato, a causa di un difetto di camminata.
SIGNIFICATO: personaggio singolare.

• MÌTTE A PPAÚRE A CCECCÌLLE = Il personaggio metaforico è l’organo maschile.
SIGNIFICATO: non ti temo per niente.

• PARE A MARÍJE SCAPELLATE = Popolana che aveva poca cura della propria persona.
SIGNIFICATO: avere i capelli in disordine.

• TE SI RADUTTE CÚM’E MMASTE PEPPE C’U RAFANÍLLE CHE ‘NA SCARPE E ‘NU CHIANÍLLE = Popolano poverissimo che aveva l’abitudine di andare in giro con una scarpa e una ciabatta.
SIGNIFICATO: persona finita sul lastrico.

• CE SÍME RREDUTTE O’ SCARTE CARMENUCCE! = Carmenucce, commerciante con un banco di frutta e verdura, aveva l’abitudine di non buttare la merce non più vendibile e di darla alle persone bisognose, alla fine della giornata.
SIGNIFICATO: siamo ridotti proprio male!

• O’ FÚRNE CARLUCCE = Il personaggio era un fornaio estemporaneo nel suo lavoro.
SIGNIFICATO: trattasi di un accadimento poco probabile.

• U TÉNENE ‘NDA ‘NA CAMBANE, ASSEMEGGHJE ‘U CAPPELLÓNE GIANNINE = Popolano che usava mettere il suo appariscente cappello solo in rare occasioni, come nei giorni di festa.
SIGNIFICATO: lo stanno crescendo nella bambagia.

• ASSEMÈGGHJE A BBATTAGLIUZZE = Popolano che non possedeva neanche un paio di scarpe, perciò si tingeva i piedi di nero per dare l’impressione di averle. SIGNIFICATO: non possiede niente, è veramente molto povero.

• ASSEMÈGGHJE U MÚLE BBRUSCKÈTTE = Proprietario di una mula poco solerte a rispondere agli incitamenti del padrone, a causa dell’età avanzata. SIGNIFICATO: sfaticato cronico.

• S’ATTACCHE CÚME BBUJANILLE = Noto artigiano pirotecnico sempre impegnato a organizzare i fuochi d’artificio in occasione delle feste religiose lucerine. SIGNIFICATO: persona che si adira per un nonnulla e sempre rancorosa.

• CHE, ME PEGGHJATE PE CCACHIZZE? = Soprannome di un popolano che era afflitto da una malattia che lo costringeva alla continua e impellente soddisfazione dei suoi bisogni fisiologici.
SIGNIFICATO: Aver l’abitudine di fare le cose senza fretta.

• ‘A SEGNÓRE CAJAZZE, JIJE NGHIAZZE PE CCATTÀ I TAZZE = Signora arricchita che nei comportamenti denunciava l’origine plebea.
SIGNIFICATO: assumere un atteggiamento di distinzione e poi comportarsi da villana. Ci si ferma qui; anche se l’elenco è lungo perché l’ironia maliziosa a Lucera germoglia facilmente su ogni aspetto della vita.


Rubrica di Lino Montanaro & Lino Zicca

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