Per anni le campagne del Tavoliere, comprese le aree tra Lucera, Cerignola e San Severo, sarebbero state trasformate in una gigantesca discarica abusiva. Migliaia di tonnellate di rifiuti industriali, scarti tessili e immondizia proveniente da altre regioni sarebbero finite tra uliveti, vigneti, cave dismesse e terreni agricoli della nostra terra.
Un colpo devastante al cuore della Puglia agricola. Un attacco silenzioso consumato di notte, mentre camion carichi di veleni attraversavano le campagne per scaricare rifiuti e, in molti casi, incendiarli per cancellare le tracce.
È il quadro inquietante emerso dall’operazione “Erebus”, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e condotta dai Carabinieri del NOE, che ha portato all’esecuzione di 19 misure cautelari, al sequestro di 10 società, 60 mezzi pesanti e beni per un valore complessivo di circa 2,5 milioni di euro.
Ma dietro numeri, sequestri e carte giudiziarie c’è qualcosa di molto più grave: la rabbia di un territorio che da anni si sente tradito e avvelenato.
Perché qui non si parla soltanto di reati ambientali. Qui si parla di campagne contaminate, di aria resa irrespirabile dai roghi tossici, di terreni agricoli devastati e della crescente paura che tutto questo possa avere conseguenze pesantissime sulla salute pubblica.
Sempre più cittadini collegano infatti il continuo susseguirsi di incendi e sversamenti illegali all’aumento di patologie respiratorie e tumorali registrate negli ultimi anni. Un tema delicato, doloroso, che torna con forza ogni volta che dalle campagne si alzano colonne di fumo nero e odori insopportabili.
Come funzionava il sistema
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, esisteva una vera e propria filiera organizzata tra Campania e Puglia. I rifiuti venivano classificati falsamente attraverso documentazione alterata e trasportati da aziende compiacenti verso terreni agricoli e aree isolate del Tavoliere e dell’Alta Murgia.
Le indagini, avviate nel 2023, sono state portate avanti attraverso intercettazioni, sistemi GPS, pedinamenti e riprese video che avrebbero documentato numerosi viaggi notturni di camion carichi di rifiuti provenienti dalle province di Napoli, Caserta, Salerno e Roma.
Le campagne tra Lucera, Cerignola, San Severo e l’Alta Murgia sarebbero state tra le principali destinazioni degli sversamenti illeciti.
Tutti i nomi coinvolti nell’inchiesta
L’ordinanza firmata dal Gip del Tribunale di Bari, Ilaria Casu, ha disposto misure cautelari suddivise in tre diverse fasce.
Ai domiciliari sono finite sei persone ritenute dagli inquirenti figure centrali dell’organizzazione: Ilario Vernieri di Pellezzano (Salerno), indicato come intermediario dei rifiuti e figura chiave della filiera; Giacomo Campese di Cerignola, gestore della società di trasporti “Ceva Service – Società Cooperativa”; Mauro Campese di Cerignola, autista e trasportatore della stessa società; Francesco Pio Losurdo di Cerignola, accusato di individuare i siti di sversamento; Cosimo Roma di Brindisi, socio e procuratore speciale della “Bri. Ecologica s.r.l.”; e Daniele Mastrullo di Foggia, che secondo gli investigatori avrebbe avuto il compito di reperire terreni e fare da staffetta durante i trasporti.
Per altri sette indagati è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Si tratta di Lucia Calvio di Cerignola, amministratrice unica della “Calvio Trasporti s.r.l.s.”; Giuseppe Calvio, anch’egli di Cerignola, indicato come vedetta nelle operazioni notturne; Matteo Antoniciello e Matteo Carosiello, entrambi di Cerignola, ritenuti coinvolti nelle attività di trasporto; Domenico Di Corcia di Foggia, indicato come responsabile operativo di alcune condotte; Biagio Campiglia di San Pietro al Tanagro (Salerno), intermediario e gestore della “LC Consulting s.r.l.”; e Luca D’Ambrosio di Battipaglia (Salerno), anch’egli coinvolto come intermediario dei rifiuti.
Il Gip ha inoltre disposto il divieto temporaneo di esercizio dell’attività imprenditoriale nei confronti di diversi amministratori e gestori di società operanti nel settore del recupero e smaltimento rifiuti. Il provvedimento riguarda Stefano Falzarano di Airola (Benevento), amministratore unico della “Ambiente & Metalli s.r.l.”; Aurelio Proia di Latina, amministratore unico della “MP Recuperi S.r.l.s.”; Roberto Antonio Stanziano di Cerreto Sannita (Benevento), amministratore unico della “Waste Services S.r.l.”; Domenico Memoli di Baronissi (Salerno), amministratore unico della “Memoli Domenico s.r.l.”; Gino Lori di Guidonia Montecelio (Roma), gestore della “San. Eco. Recuperi s.r.l.”; e Giovanni De Simone di Sant’Anastasia (Napoli).
“La nostra terra non è una pattumiera”
Le immagini emerse dall’inchiesta raccontano scenari devastanti: cave trasformate in discariche abusive, terreni agricoli invasi da rifiuti industriali e continui incendi utilizzati per liberare spazio e distruggere le prove.
Una ferita enorme per un territorio che vive di agricoltura, ambiente, olio, vino e prodotti della terra.
E oggi, davanti a questa inchiesta, cresce una domanda rabbiosa che attraversa Lucera e tutto il Tavoliere: chi pagherà per i danni fatti alla nostra terra e alla salute delle future generazioni?
Perché il problema non riguarda soltanto l’ambiente. Riguarda i bambini che crescono respirando quell’aria. Riguarda le famiglie che vivono accanto ai roghi. Riguarda intere comunità che chiedono rispetto, controlli e giustizia.
Lucera e il Tavoliere meritano tutela, non di essere trasformati nella pattumiera d’Italia.
Appare evidente che servivano controlli severi molto prima. Ora i cittadini chiedono una sola cosa: pene certe, esemplari e senza sconti.
Perché chi avvelena la terra, l’aria e mette a rischio la salute pubblica non sta commettendo soltanto un reato ambientale: sta colpendo il futuro di intere generazioni.
Credits Foto: Carabinieri Tutela Ambientale

