Una volta le piccole attività commerciali erano un punto di riferimento sociale e non solo commerciale nella vita quotidiana lucerina. Per le nostre nonne e le nostre mamme entrare in uno di questi negozi significava spesso trovare volti conosciuti, scambiare due parole, sentirsi accontentata dal negoziante che conosceva le abitudini dei clienti, e sapeva sempre come trattarlo.
Sicuramente una presenza che valeva più di quanto poteva sembrare perché queste piccole attività commerciali hanno contribuito alla crescita della nostra cittadina. In questo ambiente si muovevano personaggi singolari che sono rimasti nella memoria dei lucerini. Uno di questi era NGGETTÍNA GGELLÓNE, un donnone enorme, sempre seduta davanti al suo negozio di generi alimentari Ammizz’a chiazze. Con voce stentorea, invitava i passanti a entrarvi, gridando, con un garbato gioco dell’equivoco: “ trasíte ggènde, che à tènghe cavade, cavade“. Ovviamente intendeva la ricotta.
Il suo negozio, certamente non all’altezza di quello dei fratelli Covone, era, comunque frequentatissimo, perché era famoso per la giardiniera di verdure, di produzione propria e per la giardiniera di residui di salumi e formaggi, che, con notevole senso commerciale, cedeva a prezzo ridotto. Questa era un misto di caciocavallo e provolone, possibilmente piccanti, scamorza secca per i grandi, e formaggio svizzero per i più piccoli, salsiccia tagliata di lungo, prosciutto alla carrettiera e mortadella, solo per gli adulti, peperoni sottaceto e assortimenti vari.
Questa giardiniera era consumata a cena o serviva per preparare sostanziosi panini. Era così chiamata , probabilmente perché la varietà dei colori, la rendeva simile a un giardino fiorito. Oggi a Lucera i piccoli negozi di generi alimentari sono in difficoltà , sostituiti dai grandi supermercati. A parte l’aspetto commerciale, i lucerini sono stati privati di quegli spazi in cui le persone potevano ancora incontrarsi davvero.

