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Lucera ritrova un simbolo della sua storia: Michele Urbano direttore di Lucera.it restituisce alla città la testa in bronzo di Umberto Bozzini

Una pagina di straordinaria importanza civile, culturale e simbolica si è scritta il 25 novembre 2025, quando presso la redazione di Lucera.it è stato recapitato un pacco anonimo indirizzato al direttore Michele Urbano.
All’interno, un oggetto dal valore storico e artistico inestimabile: la testa in bronzo di Umberto Bozzini, trafugata molti anni fa da Piazza Matteotti (più precisamente in un’ aiuola nei pressi del concertino, al centro della villa comunale) e da tempo sottratta alla memoria visiva e collettiva della città.

Ad accompagnare il manufatto, una lettera nella quale l’autore dell’invio spiegava le ragioni di una scelta tutt’altro che casuale: affidare la restituzione di un bene così prezioso al giornale Lucera.it e al suo direttore, riconosciuti come presidio autorevole di informazione storica, culturale e identitaria del territorio. Un gesto che testimonia quanto il lavoro portato avanti negli anni dalla testata sia percepito come garanzia di serietà, responsabilità e amore autentico per la città.

Il direttore Michele Urbano, con senso istituzionale e rigore civile, si è immediatamente recato presso la Stazione dei Carabinieri di Lucera, consegnando il manufatto alle autorità competenti. Il maresciallo Giuseppe Sillitti ha prontamente avviato gli accertamenti e le procedure previste, dimostrando grande attenzione e sensibilità verso un recupero che assume un valore che va ben oltre il singolo oggetto.

La testa in bronzo, opera dello scultore sanseverese Salvatore Postiglione, rappresenta un tassello fondamentale del patrimonio artistico lucerino. Attualmente una copia dell’opera è esposta presso il Teatro Garibaldi, ma il rientro dell’originale restituisce alla città una parte autentica della propria storia.

Grande soddisfazione è stata espressa anche dal Sindaco di Lucera Avv. Giuseppe Pitta, che ha assicurato come il manufatto sarà a breve restituito ufficialmente alla cittadinanza e nuovamente esposto al pubblico, restituendo così dignità e visibilità a un’opera di alto valore storico-artistico.

Un ringraziamento sentito e non formale va all’autore anonimo dell’invio, che con questo gesto ha compiuto un atto di responsabilità civile, amore per la propria terra e rispetto per la memoria collettiva. Una scelta di coscienza che dimostra come, anche dopo anni, sia sempre possibile rimediare e contribuire in modo concreto alla tutela del patrimonio comune.

Questa vicenda rappresenta un motivo di orgoglio per Lucera, ma anche una conferma del ruolo centrale che Lucera.it e il suo direttore Michele Urbano svolgono nel custodire, raccontare e difendere la storia della città. Non solo cronaca, ma servizio pubblico, non solo informazione, ma identità condivisa.

Una bella pagina per Lucera, che finalmente si riappropria di un bene prezioso.
Una pagina che dimostra come cultura, responsabilità e informazione possano ancora camminare insieme, al servizio della comunità.

Maschera di bronzo Umberto Bozzini
Maschera di bronzo Umberto Bozzini

UMBERTO BOZZINI

Nasce a Lucera l’8 Luglio 1876 da Costanza De Peppo e Generoso Bozzini, apprezzato chirurgo e naturalista, si forma al Liceo R. Bonghi e si laurea in legge a Napoli. Coltiva con passione gli studi letterari, storici e mitologici e scrive liriche per alcuni giornali di provincia, da cui già si rilevano le sue qualità letterarie.

La tragedia Fedra riscuote grande successo sin dalla prima rappresentazione al Teatro Valle di Roma (23 ottobre 1909, protagonista Italia Vitaliani), viene considerato un vero e proprio caso letterario, non regionale, definita “perfetta” da Ferdinando Martini, che fu ministro dell’Istruzione del primo governo Giolitti, critico e “brillante letterato toscano” (Guido Manacorda), fervido ospite di grandi firme sulle riviste da lui dirette (Carducci, Verga, Giacosa, Serao, Capuana…). L’omonima opera drammaturgica di Gabriele D’Annunzio, alla prima rappresentazione al Teatro Lirico di Milano mesi prima (9 apr.1909), segnò invece un certo insuccesso di critica e di pubblico in rapporto alla grandezza del nome; la seconda rappresentazione, al Teatro Argentina di Roma (25 maggio), ebbe migliore accoglienza “non troppo calorosamente” (D. Oliva).

D’annunzio affrettò in pochi giorni la stesura finale della sua “Fedra” per battere sul tempo la messa in scena dell’opera di Bozzini, trovandosi in dissesto finanziario e avendo avuto probabilmente in mano il copione passato dagli stessi impresari, i coniugi Mario Fumagalli e Teresa Franchini, cui si era rivolto Bozzini. Nell’estate del 1908 il copione (Bozzini vi aveva lavorato per cinque anni) era stato proposto ai coniugi e impresari, fu stipulato il contratto per la messa in scena e versato un contributo spese di quattromila franchi dal cognato di Bozzini. Nel febbraio del 1909, improvvisamente nell’imminenza della rappresentazione, viene disdetto il contratto e restituita la somma a Bozzini da parte dei coniugi impresari, con la motivazione che avrebbero messo in scena la “Fedra” del grande Vate, fresca di stesura da pochi giorni. Da uno studio delle lettere scritte da Bozzini (Biblioteca Comunale di Agnone) al pedagogista Luigi Gamberale, che come preside-rettore lo ebbe allievo, emergono attraverso lo sfogo e il racconto i particolari della vicenda. Bozzini definisce “coppia criminale” gli impresari, accusa D’Annunzio di plagio e sporge denuncia alla magistratura. L’azione giudiziaria tuttavia non prosegue per forti pressioni dall’alto (esponenti politici tra cui A. Salandra – collegio elettorale Lucera), così il giovane Bozzini viene convinto a desistere dalla rivendicazione.[1]

La rivelazione del caso Bozzini così è descritta da Domenico Oliva, critico letterario-teatrale, nelle sue «Note letterarie» del Giornale d’Italia, appena “Fedra” fu pubblicata.[2]

Tra le altre opere: ManfrediIl Cuore di Rosaura (duecento repliche a Torino nel 1914), Ritmo AnticoGeorgica, tutte rappresentate dalle più celebri compagnie di teatro del tempo. Scrisse anche un soggetto cinematografico, La vittoria di Amore, cinematografia drammatico-fantastica in diciotto quadri.

Muore il 24 luglio 1921 dopo un anno di sofferenze e negli ultimi mesi ormai incosciente.

Nella città natale di Lucera è stato istituito nel 2014 il Premio Nazionale Letterario “Umberto Bozzini che include oggi diversi generi: poesia, narrativa, teatro, arti visive. Un precedente concorso, durato solo qualche anno, risale al 1970 come 1º Concorso Nazionale di Poesia “U. Bozzini”.

In occasione del centenario della prima rappresentazione della “Fedra” è stata pubblicata l’opera omnia.[3]

 

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