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Pillole Dialettali, I sapori della memoria

Per tanti lucerini, non solo per quelli che per svariati motivi hanno dovuto lasciare Lucera, vi sono sapori rimasti intrappolati nella memoria, racchiusi in un cassetto speciale dell’armadio dei ricordi, che raccontano il vivere quotidiano delle nostre famiglie. Ricordi legati, quasi sempre, a momenti di gioia. Anche se cambiano luoghi, clima, usanze e tradizioni, tutto parte da quel luogo chiamato Lucera, con atmosfere e sapori, che sono ricche di affetti e sentimento.

Ecco alcuni esempi:

I PRUNÌLLE
. Splendido pomodoro lucerino, con la buccia dura e dalla lenta maturazione, che ha la caratteristica di riuscire a tenersi a lungo tempo, avendo, però, l’accortezza di lavarli appena raccolti. Per questo motivo c’era e c’è la tradizione di conservarli appesi, o, come si dice a Lucera, “ c’a nzèrte “. Essi erano gli indiscussi protagonisti della cucina delle nostre zone: strofinati sul pane della “ sckanata “ si ha “ pan’e pemmedóre úglje e sale “. Vengono anche utilizzati per dare sapore ai sughi e per preparare con le bucce (i cucchjèle) “ ‘a pízze c’u pemmedóre “.Con il termine prunìlle vengono chiamate anche le susine gialle pappagone o cosce di monaca, che hanno la caratteristica di una maturazione molto graduale dalla fine di giugno ai primissimi di agosto La sua esigua produzione riesce ad alimentare solo un mercato di nicchia.

I REGENÌLLE
. La pasta regina, detta anche mezzani, è un formato di pasta, di forma lunga e bucata. E’ stata così chiamata in onore Regina Margherita. Il top è mangiarli spezzati col sugo. Inoltre, è una vera delizia fare la scarpetta con il sugo e i pezzettini di sfrido dei regenìlle spezzati, rimasti sul fondo del piatto. Una volta negli alimentari i regenìlle si vendevano avvolti in carta lucida blu, che poi veniva utilizzata per foderare le copertine dei libri.

PANE E VULÍVE NÉREVE. Sono una bontà; è il classico “ sópe tavele”, cioè uno stuzzichino che può essere consumato come pre-pasto. Le olive sono dolci e sono una prelibatezza che si riesce a trovare solo a Lucera. Si comincia con tre o quattro e non si finisce più, creano dipendenza perché è difficile smettere di mangiarle. Bisogna non esagerare perché possono provocare una colica. Si possono mangiare anche fritte. Per conservarle bisogna aggiungere un filo d’olio evo per non farle seccare e ammuffire.

I MULAGNANE RECHÍNE. A Lucera, una volta,‘ era un piatto “cafone”, cioè apprezzato soprattutto dal popolino, oggi è presente su tutte le tavole. Per prepararle bisogna innanzitutto lavare le melanzate e tagliarle in due, svuotandole. Quindi si riempiono di un ripieno fatto di: ‘a mulluche d’a skanate d’u júrne prime sgranate, i chiapparúne, ‘a lecètta, i pemedóre pelate a pezzetílle, putrusine aglje, si u tíne, nu poche de vasenecole, sale, pépe, úglje. C’è chi mette anche n’ove, per far legare tutti gli ingredienti, e u frummagge. Poi si infornano a 190°C per circa 20 minuti. Le melanzane ripiene vanno servire calde, ma sono ottime anche tipiede o temperatura ambiente . I più raffinati le mangiano ammizz’o cuzzarìlle d’a sckanate
un Ciò detto non è un elenco esaustivo, ma ci segnala un legame profondo con dove veniamo. C’è un ingrediente, presente nei sapori richiamati, che esaltano i ricordi stessi: LUCERA.

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