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25 Ottobre 2021
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SassoCartaForbice: Quando il coraggio è donna

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Quanti sono gli uomini coraggiosi che conosciamo e potremmo elencare? Ve lo dico io…tanti!

Proviamo a dirne qualcuno: Salvo D’Acquisto, Gandhi, Massimiliano Kolbe, Martin Luther King e molti altri.
Sono uomini che si sono fatti carico dei problemi e delle situazioni di tanti ed hanno messo la propria vita a servizio degli altri. Il coraggio lo hanno mostrato ogni volta che hanno fatto valere le loro idee di giustizia, di pace, di dignità. Hanno pagato anche con la vita ma spesso sono riusciti a cambiare il corso della storia.

Ma conosciamo donne coraggiose? Ce ne sono, certo, ma sempre un po’ nell’ombra o viste come eccezioni o come donne audaci e quasi “streghe”. Il percorso per loro è molto faticoso perché devono imparare ad essere serenamente se stesse e questo significa spesso andare contro i luoghi comuni.
In un percorso educativo scevro da ogni pregiudizio, fondamentale è l’atteggiamento dei genitori e degli educatori che dovranno evitare gli stereotipi di una cultura che mantiene la differenza tra i generi. Peggio è far credere alle bambine che per essere libere debbano comportarsi come maschi. Ogni donna deve avere l’opportunità di affermare i propri talenti, coltivare i propri desideri, realizzare i propri sogni. E per farlo, spesso ci vuole coraggio.

01_la-gatta-vagabondaDai 3 anni: LA GATTA VAGABONDA, di Aino Pervik; ill. di Catherine Zarip, Ed. Sinnos.
La storia di una mamma-gatta in attesa dei suoi piccoli, che non smette di fare ciò che ama: girare il mondo e conoscere posti nuovi. Perché essere genitori non significa dover rinunciare ai sogni, alle proprie aspirazioni; significa accettare i cambiamenti che la vita di mamma o di papà inevitabilmente porta con sé, vivendole come fisiologiche e naturali trasformazioni.
In questo piccolo libro cartonato, dai colori morbidi su illustrazioni luminose, si nasconde una storia di libertà e indipendenza, di coraggio e di famiglia. Perché la famiglia è quel luogo e quello spazio dell’anima dove ci si scambia amore e rispetto.
Sarà il nido abbandonato di una cicogna ad accogliere i cuccioli, non un posto qualsiasi: un luogo alto, protetto, dominante il mondo.

 

03_mi piace spidermanDai 6 anni: MI PIACE SPIDERMAN… E ALLORA?, di Giorgia Vezzoli; ill. di Massimiliano Di Lauro, Ed. Settenove.
“Mi chiamo Cloe e ho sei anni. So leggere e scrivere abbastanza bene ma le parole le scrive la mia mamma. Funziona così: io le dico quello che voglio dire e lei lo mette sul computer. E a me piace Spiderman!
La reazione di tutti è fin troppo scontata e noiosa: «Ma è da maschi!».
Un libro contro i pregiudizi di genere, parole contro un mondo rigidamente diviso tra maschi e femmine in una realtà sempre più marcatamente multiculturale. Parole che, attraverso la voce di Cloe, risuonano naturali, ma che si scontrano con una cultura sessista, patinata, che muove critiche anche ad alcuni libri per l’infanzia, intrisi di tabù e preclusioni. Cloe ha il supporto dei suoi genitori, che le spiegano davanti, come una vela, un modo per sgretolare certi meccanismi che minano il nostro innato desiderio di libertà, autonomia e conoscenza.

 

04_rosaconfettoDagli 8 anni: ROSACONFETTO, testo e illustrazioni di Adela Turin, Ed. Motta Junior (Giunti).
Riedito all’inizio di quest’anno, questo fortunato libro degli anni ‘70, parte della mia infanzia, è un inno alla vita, un invito a spingersi oltre i recinti mentali, a guardare il mondo con libertà, a scegliere di essere, a preferire il grigio autentico e non il rosa-confetto artefatto.
Un’elefantina, parte di una tribù di elefanti, viveva nel recinto insieme ad altre amiche, tutte dalla pelle rosa-confetto grazie alla loro alimentazione fatta esclusivamente di peonie ed anemoni. I loro genitori, per esortarle a mangiare fiori ed avere la pelle liscia e rosa e gli occhi brillanti, mettevano loro delle scarpine rosa con i fiocchetti, delle buffe cuffiette e le tenevano chiuse nel recinto a giocare tra loro. Ma Pasqualina, nonostante tutti i sacrifici, non diventava rosa neanche un po’…

 

05_cattiveragazzeDai 13 anni: CATTIVE RAGAZZE, di Assia Petricelli, ill. di Sergio Riccardi, Ed. Sinnos.
Vincitore del Premio ANDERSEN 2014 come miglior libro per ragazzi a fumetti, questa graphic novel è dedicata a 15 biografie eccellenti: scrittrici, condottiere, scienziate, attiviste, filosofe, cantanti, pittrici. Autonome, coraggiose, anticonformiste: più o meno note, sono donne che – in periodi storici e luoghi diversi – hanno segnato la storia.
Mi soffermerò su una storia che mi ha colpito particolarmente, quella di Franca Viola, nata nel 1947 in provincia di Trapani.
Fino a non molto tempo fa in Italia un uomo poteva stuprare una donna e cancellare il reato con un matrimonio riparatore. Se la vittima acconsentiva a sposarlo, lo stupratore evitava la denuncia e il processo. Tutte le donne stuprate accettavano il matrimonio riparatore perché all’epoca una donna che non era più vergine difficilmente avrebbe trovato un marito. Poi un giorno accadde che una ragazza di 17 anni disse di no.”
L’8 marzo 2014, in occasione della festa della donna, Franca Viola è stata insignita al Quirinale dell’onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con la motivazione: “Per il coraggioso gesto di rifiuto del matrimonio riparatore che ha segnato una tappa fondamentale nella storia dell’emancipazione delle donne nel nostro Paese”.

06_dalla parte delle bambinePer genitori: DALLA PARTE DELLE BAMBINE. L’influenza dei condizionamenti sociali nella formazione del ruolo femminile nei primi anni di vita di Elena Gianini Belott, Feltrinelli. “La tradizionale differenza di carattere tra maschio e femmina non è dovuta a fattori ‘innati’, bensì ai ‘condizionamenti culturali’ che l’individuo subisce nel corso del suo sviluppo. Questa la tesi appoggiata da Elena Gianini Belotti e confermata dalla sua lunga esperienza educativa con genitori e bambini in età prescolare. Ma perché solo “dalla parte delle bambine”? Perché questa situazione è tutta ‘a sfavore del sesso femminile’. In realtà non esistono qualità “maschili” e qualità “femminili”, ma solo “qualità umane”. L’operazione da compiere dunque “non è di formare le bambine a immagine e somiglianza dei maschi, ma di restituire a ogni individuo che nasce la possibilità di svilupparsi nel modo che gli è più congeniale, indipendentemente dal sesso cui appartiene”.

 

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