Sfogliando: “ÀMMA MENÀ U FLÌTTE C’A MACHENÈTTE”


I proverbi e i modi di dire lucerini sono tanti. Di solito la loro origine è lontana e frutto di culture passate. Molto spesso hanno alle loro spalle un riferimento ben preciso, ovvero una storia e un significato, che non molti conoscono, dato che si tratta di detti appartenenti alla tradizione, alcuni scomparsi e altri poco in uso. Allora, non è mai troppo tardi per riproporli e questa rubrica offre un’opportunità piacevole, e speriamo interessante, per saperne di più.

flit“ÀMMA MENÀ U FLÌTTE C’A MACHENÈTTE ”

Traduzione: “Dobbiamo spruzzare l’insetticida con la macchinetta“.

Significato: Eliminare gli insetti fastidiosi. Oggi ci sono le bombolette spray, ma una volta si usava un’insetticida, denominato “FLIT”.

Curiosità: Per anni, rendere le case vivibili, eliminando gli insetti, era quasi impossibile. Specialmente nei periodi caldi dell’anno e durante la vendemmia, quando le abitazioni erano invase da nugoli di mosche, principali vettori di malattie, si ricorreva a mezzi e accorgimenti pratici ma approssimativi. Si conduceva una vera e propria battaglia per cercare di ridurne il fastidio che procuravano e il pericolo sanitario che rappresentavano. Ma per quanti rimedi s’inventassero o “armi” si usassero, i risultati che si ottenevano erano scarsi. Solo negli ultimi tempi sono stati usati accorgimenti che hanno alleviato o risolto il problema. Uno di questi è “u ngappamosche” (striscia di carta ricoperte di una sostanza appiccicosa, detta moschicida). Appesa e lasciata in sospeso nel vuoto, spesso ai lampadari delle stanze, attirava le mosche che vi rimanevano appiccicate, le quali, non potendo riprendere il volo, dopo una lenta agonia, morivano. Queste carte, che erano assai usate nei negozi, venivano sostituite ogni qualvolta non erano più in grado di assolvere al compito o lo spettacolo che davano diventava insopportabile. Le truppe americane, nella seconda guerra mondiale, dopo averci regalato tante bombe, ci portarono sigarette, cingomme, cioccolato e anche u flìtte, che è il termine dialettale di “flit”, acronimo di fly-tox, ovvero un insetticida per mosche e altri insetti. Subito dopo il pranzo, le mamme annunciavano: «Tutte fóre … àmma menà u flìtte»! E le case lucerine diventavano un bunker con la porta d’ingresso e le finestre chiuse; si creava un’oscurità attraversata solo da uno spiraglio di luce per permettere alle mamme di muoversi in sicurezza. Immediatamente dopo esse, trattenendo il respiro e coprendosi naso e bocca con un fazzoletto, partivano con le spruzzate “d’u flìtte”, che procuravano una strage, quasi immediata, di mosche e altri insetti. Un po’ di tempo dopo, si riaprivano porte e finestre per arieggiare i locali e tutti rientravano insieme alle mamme che erano uscite nel frattempo dalla casa. U flìtte era spruzzato con una “macchinetta”, ovvero una pompetta azionata a mano che, comprimendo nel cilindro di scorrimento l’aria, tramite uno stantuffo la inviava in un barattolino contenente u flit. Quest’ultimo pressato fuoriusciva da un tubicino di dispersione e si diffondeva a spruzzo nell’aria. U flìtte è stato utilizzato anche per combattere i pidocchi, un altro fastidio di quegli anni: i ragazzi venivano rapati e sul cuoio capelluto veniva spruzzato un po’ di flit. N.B.: Non molto tempo fa, si venne a sapere che il flit era un prodotto chimico dannosissimo per la salute dell’uomo e per l’ambiente. Nel 1978 fu vietato il suo uso perché cancerogeno.


Rubrica di Lino Montanaro & Lino Zicca

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