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5 Febbraio 2023
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Dialettando 292 – Modi di dire Lucerini

realizzazione siti web Lucera

lino-montanaro“Dialettando” , la rubrica di Lino Montanaro propone tutti i giovedì proverbi e modi di dire lucerini, tramandati di generazione in generazione, per non dimenticare le origini della nostra amata Lucera.

DIALETTANDO 292

A Lucera non si dice “Sono pieno di rabbia, di livore “ ma si dice
– “M’AGGHJE FATTE I VEDÈLLA FRACETE “ – (Traduzione: Mi sono fatto le budella marce)

A Lucera non si dice “Ha rinunciato a proseguire gli studi “ ma si dice
–  “È RUMASTE PRÈVETE SÈNZA MÈSSE “ – (Traduzione: È rimasto sacerdote che non può dire messa)

A Lucera non si dice “Si esprime mescolando citazioni sacre e profane ” ma si dice
– “PARE U RESARÌJE CELESTÌNE ‘A VERDUMARE” – (Traduzione: Sembra il rosario di Celestina la venditrice di verdure)”

A Lucera non si dice “Elude astutamente sempre i problemi” ma si dice
– “U PORTE SÈMBE PE VVÍCHE E VVICARÌLLE “ – (Traduzione: Lo porta sempre per vicoli e vicoletti)

A Lucera non si dice “È una persona che si arrabbia facilmente” ma si dice
– “TÉNE SÈMBE ‘A STIZZA NGANNE” – Traduzione: (Ha sempre la collera pronta)

A Lucera non si dice “Fare inutili tentativi per cambiare la situazione” ma si dice
– “NDUSTÀ L’ACQUE ND’A SAROLE” – Traduzione: (Indurire l’acqua nella giara)

A Lucera non si dice “Ho cominciato ad avere problemi alla vista” ma si dice
– “NGI’ALLUSSCE CCHJÙ BBÙNE “ – (Traduzione: Non ci vede più bene)

A Lucera non si dice “Te lo comunico senza mezzi termini” ma si dice
– “TU DICHE PARE PARE “ – (Traduzione: Te lo dico pari pari)

A Lucera non si dice “Ha il vizio di lamentarsi di tutto” ma si dice
– “SE LAMÈNDE D’A GRAZZAJE DE DDÍJE!” – (Traduzione: Si lamenta della grazia di Dio)

A Lucera non si dice “È nato fuori dal matrimonio” ma si dice
– “ÉJE ‘NU FIGGJIE SPÚREGHE” – (Traduzione È un figlio illegittimo)

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COPERTINALINO MONTANARO E LINO ZICCA, ECCO IL NUOVO LIBRO

Ci siamo! Finalmente la tipografia Grafiche Catapano ha finito di stampare il nuovo libro di Lino Montanaro & Lino Zicca: “LUCERA DI UNA VOLTA ” che raccoglie oltre 120 brani di storia sommersa relativi a modi di dire, usanze, credenze, che riguardano pratiche religiose, usanze del ciclo della vita, pratiche e forme di magia, valore e svolgimento di feste religiose e civili, metodi per prevedere il tempo durante tutto l’arco dell’anno, scuola, personaggi, luoghi, giochi ed altro della Lucera di una volta.

Com’è possibile prenotarlo?

Il libro è disponibile presso Libreria Catapano in Viale Dante Alighieri, 1 a Lucera. E’ anche possibile prenotarlo direttamente da questa pagina, inviando un’email a: montanaro.lino@libero.it

 

REGOLE DI PRONUNCIA

Il dialetto lucerino, come del resto ogni dialetto, ha le sue ben precise e non sempre semplici regole di pronuncia. Tutto questo, però, genera inevitabilmente l’esigenza di rispettare queste regole non solo nel parlare, ma anche e soprattutto nello scrivere in dialetto lucerino. Considerato che il fine di questa rubrica è proprio quello di tener vivo e diffondere il nostro dialetto, offrendo così a tutti, lucerini e non, la possibilità di avvicinarvisi e comprenderlo quanto più possibile, si ritiene di fare cosa giusta nel riepilogare brevemente alcune regole semplici ma essenziali di pronuncia, e quindi di scrittura dialettale, suggerite dall’amico Massimiliano Monaco.

1) La vocale “e” senza accento è sempre muta e pertanto non si pronuncia (spandecà), tranne quando funge da congiunzione o particella pronominale (e, che); negli altri casi, ossia quando la si deve pronunciare, essa è infatti sempre accentata (sciulutèzze, ‘a strètte de Ciacianèlle).

2) L’accento grave sulle vocali “à, è, ì, ò, ù” va letto con un suono aperto (àreve, èreve, jìneme, sòrete, basciù), mentre l’accento acuto “á, é, í, ó, ú” è utilizzato per contraddistinguere le moltissime vocali che nella nostra lingua dialettale hanno un suono molto chiuso (‘a cucchiáre, ‘a néve, u rebbullíte, u vóve, síme júte), e che tuttavia non vanno confuse con una e muta (u delóre, u veléne, ‘u sapéve, Lucére).

3) Il trigramma “sck” richiede la pronuncia alla napoletana (‘a sckafaróje, ‘a sckanáte).

4) Per quanto riguarda le consonanti di natura affine “c-g, d-t, p-b, s-z” è stata adottata la grafia più vicina alla pronuncia popolare (Andonije, Cungètte, zumbà) quella, per intenderci, punibile con la matita blu nei compiti in classe.

5) Per rafforzare il suono iniziale di alcuni termini, si rende necessario raddoppiare la consonante iniziale (pe bbèlle vedè, a bbune-a bbune, nn’è cósa túje) o, nel caso di vocale iniziale, accentarla (àcede, ùcchije).

6) Infine, la caduta di una consonante o di una vocale viene sempre indicata da un apostrofo (Antonietta: ‘Ndunètte; l’orologio a pendolo: ‘a ‘llorge; nel vicolo: ‘nda strètte).

[LINO MONTANARO BIOGRAFIA E PUBBLICAZIONI PRECEDENTI]

 

 

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