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Dialettando 303 – Modi di dire Lucerini

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lino-montanaro“Dialettando” , la rubrica di Lino Montanaro propone tutti i giovedì proverbi e modi di dire lucerini, tramandati di generazione in generazione, per non dimenticare le origini della nostra amata Lucera.

DIALETTANDO 303

A Lucera non si dice “Senza una lira, hanno pretese da gran signori “ ma si dice
– “I SULDATE DE FIASCKÌLLE, SPERETÚSE E MÚRTE DE FAME “ – (Traduzione: I soldati di Fiasckille, spiritosi e morti di fame)

A Lucera non si dice “È una persona da niente, di poca importanza” ma si dice
– “PARE NU SÉRVE SCARÚSE “ – (Traduzione: Sembra un servo senza capelli)

A Lucera non si dice “Si lamenta spesso della propria situazione senza però averne un reale motivo” ma si dice
– “STACE SÈMBE A CHIAGNE U MÚRTE” – (Traduzione Sta sempre a piangere il morto)

A Lucera non si dice “È una scelta che si può procrastinare ” ma si dice
– “NN’ÉJE GGRANE SCÚTTE” – (Traduzione: Non è grano troppo maturo)”

A Lucera non si dice “È donna da poco, senza valori morali” ma si dice
– “ÉJE ‘NA PUAPPÙ“– (Traduzione: È una donnicciola)

A Lucera non si dice “Stai andando fortissimo” ma si dice
– “CHE, È JÌ A PEGGHJÀ U PALEJE?” – (Traduzione: Che devi andare a vincere il palio?)

A Lucera non si dice “Sta diluviando” ma si dice
– “U TÍMBE S’È SPUNDATE U CAVEZÓNE “ – (Traduzione: Il tempo si è sbottonato le brache)

A Lucera non si dice “Non c’è stato verso di fargli cambiare idea” ma si dice
– “NGE SÒ STATE NNÉ SANDE E NNÉ MADONNE“ – (Traduzione: Non ci sono stati né Santi e né Madonne )

A Lucera non si dice “Questa notte il freddo ha gelato tutto “ ma si dice
– “STANOTTE È CCALATE U SSTREZZÓRE”– (Traduzione: Stanotte è scesa la gelata )

A Lucera non si dice “Vede solo gli aspetti peggiori di ogni cosa” ma si dice
– “PARE ‘A VUCÌLLE D’A MALA CANZÓNE “ – (Traduzione: Sembra una civetta)

 

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COPERTINALINO MONTANARO E LINO ZICCA, ECCO IL NUOVO LIBRO

Ci siamo! Finalmente la tipografia Grafiche Catapano ha finito di stampare il nuovo libro di Lino Montanaro & Lino Zicca: “LUCERA DI UNA VOLTA ” che raccoglie oltre 120 brani di storia sommersa relativi a modi di dire, usanze, credenze, che riguardano pratiche religiose, usanze del ciclo della vita, pratiche e forme di magia, valore e svolgimento di feste religiose e civili, metodi per prevedere il tempo durante tutto l’arco dell’anno, scuola, personaggi, luoghi, giochi ed altro della Lucera di una volta.

Com’è possibile prenotarlo?

Il libro è disponibile presso Libreria Catapano in Viale Dante Alighieri, 1 a Lucera. E’ anche possibile prenotarlo direttamente da questa pagina, inviando un’email a: montanaro.lino@libero.it

 

REGOLE DI PRONUNCIA

Il dialetto lucerino, come del resto ogni dialetto, ha le sue ben precise e non sempre semplici regole di pronuncia. Tutto questo, però, genera inevitabilmente l’esigenza di rispettare queste regole non solo nel parlare, ma anche e soprattutto nello scrivere in dialetto lucerino. Considerato che il fine di questa rubrica è proprio quello di tener vivo e diffondere il nostro dialetto, offrendo così a tutti, lucerini e non, la possibilità di avvicinarvisi e comprenderlo quanto più possibile, si ritiene di fare cosa giusta nel riepilogare brevemente alcune regole semplici ma essenziali di pronuncia, e quindi di scrittura dialettale, suggerite dall’amico Massimiliano Monaco.

1) La vocale “e” senza accento è sempre muta e pertanto non si pronuncia (spandecà), tranne quando funge da congiunzione o particella pronominale (e, che); negli altri casi, ossia quando la si deve pronunciare, essa è infatti sempre accentata (sciulutèzze, ‘a strètte de Ciacianèlle).

2) L’accento grave sulle vocali “à, è, ì, ò, ù” va letto con un suono aperto (àreve, èreve, jìneme, sòrete, basciù), mentre l’accento acuto “á, é, í, ó, ú” è utilizzato per contraddistinguere le moltissime vocali che nella nostra lingua dialettale hanno un suono molto chiuso (‘a cucchiáre, ‘a néve, u rebbullíte, u vóve, síme júte), e che tuttavia non vanno confuse con una e muta (u delóre, u veléne, ‘u sapéve, Lucére).

3) Il trigramma “sck” richiede la pronuncia alla napoletana (‘a sckafaróje, ‘a sckanáte).

4) Per quanto riguarda le consonanti di natura affine “c-g, d-t, p-b, s-z” è stata adottata la grafia più vicina alla pronuncia popolare (Andonije, Cungètte, zumbà) quella, per intenderci, punibile con la matita blu nei compiti in classe.

5) Per rafforzare il suono iniziale di alcuni termini, si rende necessario raddoppiare la consonante iniziale (pe bbèlle vedè, a bbune-a bbune, nn’è cósa túje) o, nel caso di vocale iniziale, accentarla (àcede, ùcchije).

6) Infine, la caduta di una consonante o di una vocale viene sempre indicata da un apostrofo (Antonietta: ‘Ndunètte; l’orologio a pendolo: ‘a ‘llorge; nel vicolo: ‘nda strètte).

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