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23 Settembre 2021
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Copertina Dialettando

Dialettando – “A Lucera si dice 49”, locuzioni con caratteristiche di vera e propria singolarità

Sant'Anna Lucera

Lino Montanaro“Dialettando” , la rubrica di Lino Montanaro propone tutti i giovedì proverbi e modi di dire lucerini, tramandati di generazione in generazione, per non dimenticare le origini della nostra amata Lucera.

Anche nel dialetto lucerino c’è l’uso fiorito e fantasioso di locuzioni che presentano caratteristiche di vera e propria singolarità e rappresentano particolari aspetti e cadenze del nostro suggestivo modo di esprimerci, che servono ad individuare situazioni, modi di essere delle persone, termini ecc che se espressi in italiano perderebbero la loro carica colorita e pittoresca. Eccone alcuni esempi:
• U NGUÍNDE DE VUCELLAZZE = Per indicare lo sperma maschile
• NZICCHETE E NZACCHETTE = Per indicare qualcuno che si presenta all’improvviso, producendo a volte anche un effetto di sorpresa
• SSCIUÈ SSCIUÈ = Per indicare una cosa fatta velocemente e con sufficienza
• NNU MÁLE E FÉTE = Per indicare che si ha a che fare con persona dal carattere perfido e litigioso
• SÌ È MASCÚLE! = Per indicare che dopo una trepida attesa, con timori ed incertezze, il risultato che sopraggiunge è positivo
• S’È MÌSSE O’ MBÚSTE = Per indicare chi controlla qualcuno altro per tenerlo d’occhio, spiarlo
• È TENÈ I MOMMABBÍJE = Per indicare che per raggiungere un obiettivo ci vogliono i soldi
• PÁRLE A LA MUPÉGNE = Per indicare una persona di poche parole che fa attenzione quando parla
• È SSCIALÚSE = Per indicare qualcuno che al bar ha l’abitudine di pagare sempre per tutti
• FACE U PERNÁCCHJE = Per indicare qualcuno che fa il cascamorto con tutte le ragazze che incontra
• NA GÁTTA MOPE = Per indicare una donna di poche parole, si dice
• VALLU PIGGHJE A NAPULE! = Per indicare che si vuole mandare qualcuno a quel paese senza essere scurrile
• S’U VÉVE U GGNOSTRE! = Per indicare una persona che è un forte bevitore
• S’È GGNEVELÚTE = Per indicare una persona che diventa livida per la rabbia
• E’ N’ÓME GRAVÁNDE = Per indicare un uomo con una pancia prominente

 

REGOLE DI PRONUNCIA

Il dialetto lucerino, come del resto ogni dialetto, ha le sue ben precise e non sempre semplici regole di pronuncia. Tutto questo, però, genera inevitabilmente l’esigenza di rispettare queste regole non solo nel parlare, ma anche e soprattutto nello scrivere in dialetto lucerino. Considerato che il fine di questa rubrica è proprio quello di tener vivo e diffondere il nostro dialetto, offrendo così a tutti, lucerini e non, la possibilità di avvicinarvisi e comprenderlo quanto più possibile, si ritiene di fare cosa giusta nel riepilogare brevemente alcune regole semplici ma essenziali di pronuncia, e quindi di scrittura dialettale, suggerite dall’amico Massimiliano Monaco.

1) La vocale “e” senza accento è sempre muta e pertanto non si pronuncia (spandecà), tranne quando funge da congiunzione o particella pronominale (e, che); negli altri casi, ossia quando la si deve pronunciare, essa è infatti sempre accentata (sciulutèzze, ‘a strètte de Ciacianèlle).

2) L’accento grave sulle vocali “à, è, ì, ò, ù” va letto con un suono aperto (àreve, èreve, jìneme, sòrete, basciù), mentre l’accento acuto “á, é, í, ó, ú” è utilizzato per contraddistinguere le moltissime vocali che nella nostra lingua dialettale hanno un suono molto chiuso (‘a cucchiáre, ‘a néve, u rebbullíte, u vóve, síme júte), e che tuttavia non vanno confuse con una e muta (u delóre, u veléne, ‘u sapéve, Lucére).

3) Il trigramma “sck” richiede la pronuncia alla napoletana (‘a sckafaróje, ‘a sckanáte).

4) Per quanto riguarda le consonanti di natura affine “c-g, d-t, p-b, s-z” è stata adottata la grafia più vicina alla pronuncia popolare (Andonije, Cungètte, zumbà) quella, per intenderci, punibile con la matita blu nei compiti in classe.

5) Per rafforzare il suono iniziale di alcuni termini, si rende necessario raddoppiare la consonante iniziale (pe bbèlle vedè, a bbune-a bbune, nn’è cósa túje) o, nel caso di vocale iniziale, accentarla (àcede, ùcchije).

6) Infine, la caduta di una consonante o di una vocale viene sempre indicata da un apostrofo (Antonietta: ‘Ndunètte; l’orologio a pendolo: ‘a ‘llorge; nel vicolo: ‘nda strètte).

[LINO MONTANARO BIOGRAFIA E PUBBLICAZIONI PRECEDENTI]

 

 

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