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13 Aprile 2024
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Bar De Chiara Copertina

Il libro “Bar De Chiara”, Capitolo 9: Il quaderno con la copertina nera e il taglio rosso

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Libro Bar de Chiara

Capitolo 9

Il quaderno con la copertina nera e il taglio rosso

Da alcuni anni i quaderni con la copertina nera e il taglio rosso non erano più di moda.
Gli studenti delle scuole elementari, delle medie e delle superiori usavano i quaderni con le copertine colorate e disegnate, con il taglio bianco. La copertina e i fogli giustapposti erano tenuti insieme da una cucitura fatta con due punti metallici. S’iniziavano a usare i quaderni con la copertina e i fogli tenuti insieme da una spirale; ma anche questi quaderni avevano copertine colorate, con scritte e taglio bianco.

Ma il quaderno sul quale Sandrino De Chiara annotava i nomi dei giovani studenti, l’importo e il giorno del debito è sempre stato un quaderno a righe con la copertina nera e il taglio rosso; quello con la copertina e i fogli giustapposti uniti tra la loro da una doppia cucitura di cotone rosso.
Su quel quaderno Sandrino annotava anche gli acconti sul debito e la data in cui i giovani li versavano.
Il quaderno era conservato in un cassetto del bancone, quello della sala principale d’ingresso al bar ed era ben tenuto, come se fosse sempre nuovo. Le pagine erano pulite e lo scritto ordinato; non una cancellazione si notava sul quaderno se non quelle sulla riga di un debito che era estinto interamente.
Mai c’è stata una discussione sulla veridicità di quanto riportato sul quaderno.

I giovani frequentatori del bar erano consapevoli che non c’era molto guadagno dalle entrate del gioco del biliardo, la cui manutenzione periodica e annuale era costosa. Così come intuivano che non ci fossero grandi guadagni dalle poche consumazioni che giovani studenti squattrinati potevano permettersi solo raramente. Però avvertivano che Sandrino, Mario e don Salvatore ci tenessero ad averli come frequentatori, non tanto perché davano lustro al buon nome del bar, ma perché lo tenevano “in vita”, come essi volevano. Perciò i giovani consideravano il bar De Chiara come uno spazio proprio, forse più della scuola. Un luogo dove intrattenersi durante molte ore del giorno tra giochi, scherzi, discussioni e confronti sui più diversi argomenti; un luogo dove con il passare delle stagioni si cresceva.
D’altronde molti giovani consideravano Sandrino e Mario De Chiara come fratelli maggiori e don Salvatore come il padre o il nonno, un po’ scorbutico, ma un uomo tutto di un pezzo che riusciva a mettere soggezione.
E loro così si comportavano la sera del 31 dicembre di ogni anno.

Intorno alle sei del pomeriggio, i giovani che frequentavano il bar De Chiara si ritrovavano per l’ultimo incontro dell’anno, che si sarebbe finito con un rito.
Giungevano alla spicciolata e, a mano a mano che arrivavano, quelli che avevano debito si rivolgevano a Sandrino per estinguerlo. Ognuno dava quel che poteva, tenendo conto del debito e di quanto disponeva, che di solito non era molto.
In quei giorni di festa i giovani ricevevano un po’ di soldi per trascorrere le feste; dai genitori, dagli zii e, soprattutto dai nonni, era la cosiddetta “mbèrte”.
E Sandrino con fare sornione incassava, con le labbra increspate da un leggero sorriso, tirava fuori il suo quaderno e lo aggiornava.
Poi, ognuno parlava di come avrebbe passato la notte di fine anno. I più grandi, quelli che avevano soldi, macchina e ragazze, parlavano di veglione fuori Lucera, in locali di Manfredonia o addirittura di Napoli. Quelli che erano fidanzati ufficialmente parlavano di “nottata” da passare a casa di familiari o al veglione organizzato nel Circolo Unione. Altri, magari quelli più piccoli, che non avevano la possibilità di passare la nottata con la ragazza o non avevano la ragazza, cercavano di ritrovarsi in casa di amici a giocare a carte.

Alle sette in punto il bar diventava silenzioso. Dal laboratorio Mario e don Salvatore raggiungevano la sala d’ingresso e a quel punto iniziava il rito.
Sandrino tirava fuori dal cassetto il quaderno e iniziava a sfogliarlo. Senza proferir parola, alzava gli occhi per cercare d’individuare il debitore e, quando l’aveva individuato, il suo viso s’illuminava d’intima compiacenza. Si fermava per qualche attimo e poi riprendeva a sfogliare: era passato al nome di un altro debitore. Quando giungeva all’ultima pagina, passava il quaderno nelle mani di don Salvatore il quale, dopo aver fatto a tutti gli auguri “di buona fine e buon principio” e aver richiamato tutti a un comportamento serio e sobrio per il prossimo anno, stracciava il quaderno dei debiti.
Così anche i De Chiara davano la loro “mbèrte”.
In quel momento partiva un applauso e tutti si scambiavano gli auguri.

Era allora che il bar sembrava la casa di tutti e tutti, giovani e meno giovani, studenti e proprietari, si sentivano una gran bella famiglia.

U QUADÈRNE C’A CUURTÍNA NÈREVE E U TAGGHJE RUSSCE

Come in ogni famiglia che si rispetti, anche nel Bar De Chiara, il 31 dicembre di ogni anno era il momento del redde rationem. In quel giorno di festa, quando tutti i ragazzi avevano maggiori disponibilità di denaro per via delle varie paghette ricevute da genitori, zii e, soprattutto, nonni e nonne, verso le sei del pomeriggio la grande famiglia si radunava anche per partecipare alla cerimonia del… saldo dei debiti. Era un giorno speciale anche per Sandrino, che con il suo quaderno dei conti sempre a portata di mano, sembrava più compiaciuto del solito.

SANDRINO: Pe ‘sti tufajule ce vóle pacienze! Mò v’u díche papále-papále:… l’anne che véne se cagne sestéme… príme se caccene i solde e po’ se jóche e se magne!

PASQUALE: Mò ce facíme nu bbèlle nùdeche o’ maccatúre… angóre ce n’avèssema scurdà! A l’àneme de… quille quatte denáre che t’àmma da’!

SANDRINO: Nèh… giuvenò!… a qqua chi se pòngeche èsce fóre!

LINO: Lassala pèrde Sandrí!… quille váce truanne ‘ngeminde… Pèrò… è púre luére che… a magnà stáce guste… e a pagà véne ‘a suste!…

SANDRINO: Sinde o’ lengúte, si’!… Avéte fatte cáse u putéghe n’da ‘stu bbar e mò… ce manghe che… quáse-quáse, ce cacciáte púre a nnúje!

PASQUALE: Sandrí, quande ne váje penzanne! Íje stéve pazzianne… Ce manghe sole che mitte… i ggiurnále!…

MICHELE: Quille Sandríne è troppe bbune!…

SANDRINO: ‘U díce púre!… E quanda vóte avéta chiagne a ‘stu fèsse!… E vabbù! Dicíme quatte chiacchijere!… Ma cum’éje che… i dibbete… chi ‘i fáce s’i scorde e… chi l’àdd’avè s’i ‘rrecorde?!?

LINO: Nèh… uagliú!… cume ‘a passáte ‘a nuttáte???

PASQUALE: Àgghje sendíte a Cenzóne che decéve che lóre… viste che tènene machene e ddenare…, se ne vanne chi a Manfredonije e chi a Nàpele….

SANDRINO: Sì! è ‘rreváte… Cicce Cappucce!… Manghe si ‘u véde che l’ùcchije míje!… Sendíte a mmè… quille nen vanne cchiù d’u Circul’Unióne!

MICHELE: Íje so’ fedanzáte n’gáse… e stasére porte púre ‘a paróle!…

ANTONIO: Síme sèmbe núje i cchiù ‘nguajáte… sènza denáre e sènza uagljóne… Vuol dì che jáme ‘a cáse de Lilíne a jucà a’ stoppe….

LINO: Mègghje de ninde, Toní!

Verso le sette nel Bar… scendeva il silenzio. Dal laboratorio, Mario e Don Salvatore raggiungevano la sala d’ingresso… e a questo punto iniziava… il rito della notte di San Silvestro.

MARIO: Sandrí, pigghje u quadèrne c’a cuurtína nèreve!… Papà!…, ‘sti uagliúne nen tènene manghe l’ùcchije pe cchiagne!…

DON SALVATORE (quasi ridendo): Nen me passe manghe p’a cápe!… E cche àmme fatte a qqua?!?

SANDRINO (sfogliando il quaderno): E’ ditte.. . mò vènghe!… A qqua stanne cchiù dìbbete che dìbbete!

MARIO: Papà… mèh!… vide tu!…

DON SALVATORE: E che vuléme fa’!?!…. Gevenò!… ce canuscíme da tand’anne… Mò jie ve fazze l’aurije de bbona fíne e buon pringìpije e… m’arraccumanne a vvúje… che l’anne che véne ve facíte cchiù ggrusse… méne pazzíje… e cchiù cusciènze… Ma che vv’u díche a ffa’… tande a parlà che vvúje è sckitte timbe pèrze!… Sandrí… damme ‘stu quadèrne… e strazzáme i cunde púre quist’anne!…

L’applauso… spontaneo dei giovani presenti diveniva sempre più fragoroso a mano a mano che i fogli eliminati aumentavano di numero. Era il regalo (‘a mbèrte) più gradito e atteso che la Famiglia De Chiara ogni anno rinnovava ai clienti più… affezionati e… disperati. Ed era allora che il Bar De Chiara diventava davvero la casa di tutti.

Continua…
Il prossimo capitolo sarà pubblicato martedì prossimo.
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