Ci sono tante tradizioni lucerine che sono andate perdute, ma c’è una che resiste a ogni cambiamento: ‘A guandíre d’i paste d’a dumeneche.
A Lucera, ma anche nelle case dei lucerini emigrati, il pranzo della domenica, ma anche quello dei giorni festivi, termina nella maniera più dolce: viene portata in tavola ‘na guandíre de paste. Un rito che sa di famiglia e di tradizione. Infatti, i paste, insieme a u ragù d’a dumeneche ch’ì bbrasscióle, i cecatìlle e trucchjúle, sono l’identità lucerina del giorno festivo.
Il termine guandíre ha un’origine dalla parola “guanto”. ’A guandíre era il vassoio dove erano riposti i guanti quando si era ricevuto in una casa d’altri; col tempo, la parola ha perso il suo antico significato ed è iniziata ad essere utilizzata con il significato di vassoio per dolci.
Una volta le paste erano di formato “grande”, adesso è molto più diffuso il formato “mignon”. Il vassoio delle paste, posizionato al centro della tavola sparecchiata, è composto di sfogliatelle, babà, zuppette, bocca di adamo, cannoli e tanto altro ancora. Ogni commensale ha sempre ancora un po’ di spazio nello stomaco per i dolci d’a guandíre d’i paste.
La tradizione d’a guandíre de paste si afferma a Lucera con l’antica Pasticceria DE CHIARA, i cui pasticceri si erano formati alla scuola napoletana di Van Bole & Feste. Tutte le famiglie lucerine, ogni domenica e nei giorni festivi, si recavano da De Chiara per comprare il vassoio delle paste, che erano esposte sui tavoli della sala biliardi, coperti con grandi e bianche tovaglie, Da qualche anno questa pasticceria, simbolo dell’artigianato di qualità lucerino, ha cessato l’attività e con ciò un altro pezzo di storia cittadina è andato perduto.
Oggi questa tradizione è nelle mani di molti maestri pasticcieri lucerini che hanno saputo mantenere gli altissimi standard qualitativi, senza cambiarne sapori e odori e ‘a guandíre d’i paste d’a dumeneche, è rimasto una portata della tavola che accomuna i gusti di tutti.

