Nel dialetto lucerino, come in altri dialetti e in italiano, esiste un fenomeno definito anafora, termine che deriva dal greco “anaphorà”, che vuol dire “ripetere”. Si tratta di artificio linguistico usato per imprimere ritmo, coerenza e intensità al discorso o a un concetto, attraverso la ripetizione di una o più parole, facilitandone la memorizzazione.
Ecco alcuni esempi nel dialetto lucerino:
quando si fa qualcosa senza impegno, senza cura per i dettagli e con tranquillità, si dice “ SÓPE PE SÓPE o FÓRA-FÓRE”
per indicare un amore di coppia molto sentito, si dice “ CÓRE A CÓRE “
quando ci si rammarica perché in quel momento non si riesce a ricordare qualcosa, si dice “ A MMÈNDA A MMÈNDE “
quando si racconta qualcosa che è accaduto nei minimi particolari, si dice “ PÍLE-, PÍLE “
quando si fa qualcosa all’ultimo momento, si dice “ NGANNA-NGANNE o NGÚLLE-NGÚLLE “
quando si fa qualcosa con molta fretta, alla svelta, si dice “ AMBRÈSSE-AMBRÈSSE “
quando si fa qualcosa in maniera compassata, con molta calma, si dice “ TÓME-TÓME o COMMEDE-COMMEDE “
quando si vuole sollecitare la minzione nei bambini, si dice “ PISSCE-PISSCE! “
per indicare una persona decisamente molto magra, si dice “SICCHE-SICCHE “
quando si fa qualcosa immediatamente, subito, al volo, si dice “ TÁNNE- TÁNNE o SÙBBETE -SÙBBETE “
per indicare che una persona ha mangiato a sazietà ed è soddisfatto, si dice “ CIUTTE-CIUTTE o NÁZZE-NÁZZE “
quando due persone abitano in case attigue, si dice “ AZZICCHE, AZZICCHE “
per indicare qualcosa che è stata installata in maniera precisa oppure un vestito che calza a pennello, si dice “ JUST-JUSTE “
quando si fa qualcosa senza tanta premura, adagio, pigramente si dice “ CUNGE-CUNGE o CHIÁNE- CHIÁNE “
quando si fa qualcosa in gran segreto, si dice “ A ÙMMA A ÙMME “
per indicare che una persona si è presentata in silenzio per non farsi vedere e sentire da altri, si dice “CITTE CITTE E CÁCCHIE CÁCCHIE “
In conclusione, utilizzando le anafore si è in grado di arricchire qualsiasi discorso o concetto, creando una sensazione di familiarità e di aspettativa nell’interlocutore e lasciando in lui un’impressione duratura su quello che si sta dicendo.
In foto Anni 60 – Corso Manfredi

