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27 Ottobre 2026
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Pillole Dialettali, per giovani e non, di detti, storie e luoghi di Lucera. U RAGU’

Ragu
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Ogni domenica mattina è consuetudine in tutte le case di lucerini, anche quelle italiane e sparse nel mondo, che il marito, mentre la moglie è impegnata altrove, ne approfitta per immergere un pezzo di pane nel sugo che sta bollendo (peppijéje) perché l’odorino del ragù è troppo invitante (‘a ddore de ragù face resusscetà i mmúrte).

Proprio in quel momento lei, la moglie, entra in cucina e ha, come al solito, una reazione da film dell’orrore: caccia un urlo da far accapponare la pelle (nzacche nu luccule accussì fforte da ffà fuje u ccóre da ‘mbitte!).

Immancabilmente, per lo spavento, il povero marito immerge pane e dita nel sugo, lanciando un’imprecazione alta, che è proporzionale alla temperatura del sugo.

La pronta risposta della moglie è niente affatto consolatoria, anzi: Ti sta bene perché il pane nel ragù gli fa perdere la sua intensità di sapore (Accussì te ‘mbare, ‘u pane ‘nd’o ragù nze mètte sennò ppèrde sapóre).

Per la verità, la stessa reazione l’avevano anche le mamme lucerine di una volta, che battevano il mestolo di legno (a cucchjarèlle), sulle dite del malcapitato figlio, dicendo: Ti devo tagliare le mani se non ti togli il vizio di toccare il ragù (t’agghja ffà cadè i mmane si nen te live u vizeje de tuccà ‘u ragù). Una minaccia per niente virtuale.

 

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