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3 Dicembre 2022
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Pillole Dialettali, Storie Singolari

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Nel passato, la popolazione di Lucera, come di molte zone d’Italia, era in gran parte analfabeta. Pertanto, per trasmettere le regole di vita, venivano utilizzati proverbi, espressioni, modi di dire, che richiamavano personaggi cittadini reali o inventati. Spesso, questi modi di dire rappresentavano l’unica maniera per esprimere un certo concetto. Di seguito sono riportati degli esempi:

MÒ PARTE SCATOZZE E VVACE PE SPÍNE – Traduzione: Adesso parte Scatozzo e va per spine – Significato: Si sta facendo qualcosa senza ottenere risultati apprezzabili.
Nb: SCATOZZE era il soprannome di un povero popolano che spessissimo si recava “fóre” (in campagna) a raccogliere legna per alimentare il fuoco della sua casa, ricerca spesso infruttuosa perché non riusciva a trovare niente di combustile. A volte non gli rimaneva che ritornare a casa con piccoli arbusti che bruciavano pochissimo.
È ARREVÁTE CICCE CAPPUCCE – Traduzione: È arrivato Ciccio Cappuccio – Significato: È solo uno spaccone, un fanfarone, uno sbruffone.
Nb: La locuzione prende origine da Ciccio Cappuccio un potente e carismatico capo della camorra napoletana della seconda metà dell’ottocento, che divenne così famoso tanto da essere considerato il guappo e l’uomo d’onore per antonomasia. Il soprannome venne affibbiato anche a un guappo lucerino noto per i suoi atteggiamenti rissosi e spavaldi che erano solo apparenza; in realtà non era un guappo.

OGGE ÀMME FATTE C’ÚM’U SPUSALIZZEJE DE ANDRIE – Traduzione: Oggi abbiamo mangiato come al matrimonio di Andria – Significato: Le portate del pranzo avevano tutte come base lo stesso ingrediente.
Nb: Il modo di dire trae origine da un episodio riferito a un pranzo di matrimonio celebrato ad Andria, dove agli invitati, tra cui alcuni lucerini, furono servite portate tutte a base di fave.

MMANE TÍNE TU E MMANE TÉNGHE ÍJE! – Traduzione: Mani hai tu e mani ho anch’io – Significato: Adesso mi sono stufata di sopportare!
Nb: A Lucera, nel secondo dopoguerra, un soldato straniero, che a guerra finita decise di vivere e formare famiglia a Lucera, aveva preso l’abitudine la sera di andarsi ad ubriacare nelle cantine. Tornando a casa, sempre alticcio, immancabilmente menava la moglie. Quest’ultima sopportò la situazione per diverso tempo; alla fine, però, in assenza di una legislazione che tutelasse la donna, decise di difendersi in proprio. All’ennesimo tentativo del marito di picchiarla, partì all’attacco e lo menò di santa ragione, esclamando: Mane tíne tu e mmane ténghe íje!

– ASSEMÈGGHJE A TACCARILLE, VEDÉVE I FÈMMENE E FFUJÉVE – Traduzione: Sembra Taccarille, che alla vista delle donne scappava via – Significato: A causa di una congenita timidezza, ha difficoltà di rapporti con le donne.
Nb: Era il soprannome del titolare di una taverna, situata in prossimità dell’arco di porta Troia, il quale pare rifuggisse dai contatti con le donne.

– ASSEMÉGGHJE A MULE BBRUSCKÈTTE – Traduzione: Somiglia al mulo di Brusckette – Significato: È uno sfaticato cronico e patologico
Nb: Bbrusckètte era il soprannome di un popolano che di mestiere faceva il carrettiere. Ad aiutarlo nel suo lavoro c’era una vecchia mula che a causa della malnutrizione e delle continue percorse del suo padrone continuava a fermarsi, incapace di sostenere la fatica cui era sottoposta.

– PARENE I CAVALLE A CARRÒZZE LACCÓNE – Traduzione: Sembrano i cavalli della carrozza dei Laccone – Significato: Sono persone di bassa statura.
Nb: I Laccone erano due fratelli di una famiglia benestante che abitava in via de Nicastri. Essi erano proprietari di cavalli di piccola taglia, che trainavano la loro carrozza . A Lucera, dove ogni occasione era buona per denigrare chiunque, si mormorava che l’utilizzo di questo tipo di cavalli era dovuto ad una spiccata propensione al risparmio dei due proprietari, convinti che, essendo di piccole dimensioni, mangiassero meno.
S’È FFESSATE CUM’È GGEGGILLE TOZZE P’I GALLINE – Traduzione: Si è fissato come Luigino Tozzi – Significato: Espressione utilizzata per indicare quelle persone che si intestardiscono per qualcuno o per qualcosa.
Nb: Ggeggille Tozze è passato alla storia minore di Lucera per la sua passione, quasi maniacale, per la carne di pollo.

CHI CAMBA, VÉDE – Traduzione: Che vivrà, vedrà – Significato: Il tempo ristabilisce la verità soprattutto su promesse fatte.
Nb: Il modo di dire è attribuito a “Bbritte“, un popolano che si chiamava Angelo Michele Britti. Era un ciabattino semianalfabeta, che faceva anche il sagrestano d‘a Cchjisa granne (del Duomo); molto noto sia per le sue idee socialiste sia per la vivacità del suo carattere. La frase sarebbe stata urlata dal campanile della Cattedrale durante un comizio elettorale all’indirizzo di un politico che si stava dilungando sulle solite promesse delle campagne elettorali. Secondo un’altra versione la frase fu, invece, pronunciata da Alberto Tasca, anche lui socialista, molto conosciuto per la sua attività di maschera al cinema Roma e Lepore.

– VACCIU CCUNDE ‘A CARACOZZE ‘A FOGGE! – Traduzione: Vallo a raccontare a Caracozze a Foggia: Significato: Ma chi credi di imbrogliare!
Nb:” Caracozze” era un famoso personaggio foggiano che, per troppa ingenuità, credeva a tutto e a tutti. Il detto, usato non solo a Lucera ma anche in molti centri della Capitanata, indicava un credulone.

– VÁCE TURNE TURNE E VÁCE NGÚLE A PPACIÚRNE –Traduzione: Gira intorno intorno e va nel sedere di Paciurne – Significato: Fatti e vicende che ricadono involontariamente su persone estranee alle stesse.
Nb: Paciúrne è un personaggio inventato, richiamato solo per una questione di metrica, che incarna quelle persone che vengono coinvolte in fatti e vicende contro la loro volontà.

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