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Pillole Dialettali, Sapori della Memoria: U Cavedìlle

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Tipica pietanza di antiche serate invernali. La storia d’u cavedìlle affonda le sue origini in una Lucera remota; era una pietanza nata dalla necessità. E da un principio sacro della civiltà cafona lucerina: non si buttava niente.

U cavedìlle de ‘na vote era la combinazione di più elementi che creavano un pasto che non solo sfamava, ma deliziava il palato L’elemento di base erano i fèlle d’a sckanate. Quando c’era un braciere acceso, nelle antiche serate fredde, si tagliavano delle fette di pane locale raffermo, e si mettevano ad abbrustolire sul fuoco. U pane se mettève vecíne o vrascíre sorrette o da ‘na fercìne o da ‘na mazzarèlle de legne, fino a quando le fette non diventavano croccanti e dorate ( fin’a a quanne s’èvene fatte a tutt’e dduje i late). Subito dopo ci poteva essere un passaggio facoltativo, che dipendeva dal tuo gusto personale: alle fette di pane abbrustolito si aggiungeva una strisciata di aglio fresco su entrambi i lati. Si versava, quindi, con parsimonia, olio di oliva sóp’u cavedìlle.

I nuovi chef lucerini hanno apportato tante varianti per condire u cavedìlle con prodotti tipici locali e dare colore alle tavole dei loro locali.
Il nome italiano è bruschetta, un apprezzato antipasto dalla semplicità e rapidità di preparazione preparato in tanti ristoranti italiani.

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