Come le volte precedenti, per non smentirci, abbiamo individuato e scelto per questa rubrica, un quadro che è considerato un unicum nella nostra comunità, riconosciuto per essere una tela di notevole prestigio e l’unico esempio di pittura veneta in provincia, di quel periodo: stiamo parlando della Madonna col Bambino fra San Nicola di Bari e San Giovanni Battista, nota anche come La madonna della seggiola di Girolamo Galizzi da Santacroce, collocata nella bellissima e maestosa Basilica cattedrale di Santa Maria Assunta di Lucera.
Prima di procedere con il commento, ci sembra opportuno soffermarci sul contesto e, in particolare, sull’autore dell’opera, la cui firma, questa volta, risulta ben visibile insieme alla data (1555), anno precedente alla sua morte.
Girolamo Galizzi nacque a Santa Croce, una frazione di San Pellegrino Terme (Bergamo), intorno al 1490. Fu con molta probabilità, allievo o collaboratore nella bottega di Gentile Bellini a Venezia e, in seguito, lavorò anche presso il fratello più famoso, Giovanni Bellini, fino al 1518. Il Santacroce, dopo aver ereditato gli strumenti e la clientela del maestro, come da testamento, aprì una sua bottega, nella quale, con il tempo, operarono anche il figlio Francesco (1516-1584) e i suoi discendenti. Durante la sua lunga attività, non dimenticò mai l’esempio belliniano; tuttavia, incontrò e si lasciò influenzare anche da altri artisti, come Cima da Conegliano, Lorenzo Lotto, Marco Basaiti, Vittore Carpaccio e Giorgione. È il pittore più interessante e prolifico tra i Santacroce.
La sua mano, tipicamente rinascimentale, ha prodotto molteplici opere che furono commissionate principalmente sul territorio veneziano; il suo nome, infatti, compare nel Libro della Fraglia Veneziana dei pittori. Nonostante ciò, oggi, i suoi dipinti possono essere apprezzati nei musei di tutto il mondo (es. National Gallery a Londra e Rijksmuseum a Amsterdam). Ma come ha fatto la pittura di Santacroce ad approdare nella nostra città? E’ risaputo che la pittura veneta ha trovato un ragguardevole sviluppo nella terra di Bari, soprattutto per la presenza di San Nicola e per le mire economiche di Venezia sulle coste pugliesi. Non a caso, nella tela in questione, ad accompagnare San Giovanni Battista alla presenza della Madonna in trono, vi è proprio San Nicola. Tuttavia, la nota dolente riguarda la provenienza e la committenza, di cui non si hanno notizie; un elemento che accomuna molte pale presenti nelle chiese del nostro territorio. Non potendo avvalerci della tracciabilità, procediamo per congetture: sicuramente è stato ultimato nel Veneto e risulta essere l’ultimo quadro firmato da Girolamo da Santacroce. Partendo da questi dati, abbiamo rintracciato, ripercorrendo a ritroso l’iter artistico dell’autore, un polittico dello stesso a Castellana, datato 1531. Possiamo dedurre che chi commissionò la Madonna col Bambino a Girolamo avesse precedentemente ammirato l’esemplare a Castellana ed abbia deciso di farlo realizzare nella bottega dei Santacroce per la nostra cattedrale. Chi può aver preso una tale iniziativa? Un vescovo di allora? Il già ricordato Pietro De Petris che era vescovo in quel periodo o qualche esponente di famiglia aristocratica che ha voluto donarlo alla diocesi? Non è dato, ancora per il momento, sapere.

Già a un primo sguardo fugace, ci si rende conto che le due opere rivelano più di un tratto in comune; anzi, è visibile una certa ripetitività anche con il resto della produzione artistica. Ciò è dovuto alla natura seriale del lavoro nella bottega. Infatti, per velocizzare il processo di disegno, si ricorreva di frequente all’attività di doppiaggio da cartone. Perfino il nostro quadro, benché firmato da Girolamo, fu, verosimilmente, eseguito dal figlio Francesco su cartone del padre, subentrando al genitore e sostenendo la sua attività, poiché ormai anziano.
Molti studiosi hanno criticato e sminuito il lavoro dei Santacroce per tale motivo, definendoli “artigiani”, piuttosto che veri artisti. Noi non concordiamo con questo giudizio, poiché, nonostante le espressioni e le composizioni riproposte e l’impostazione statica e plastica, traspare sempre la maestria nello stile e la solennità dei soggetti sacri.
Ugualmente quella che si trova in cattedrale è una rappresentazione sacra, in cui troneggia la Madonna con in braccio Gesù benedicente. Al di sopra compare Dio circondato da angeli, di cui due si allontano per porre una corona sul capo della Madonna, valorizzata dall’uso abile del colore.
Ai lati ci sono San Nicola con la caratteristica talare vescovile, il bastone pastorale e le tre sfere d’oro, e San Giovanni Battista con gli attributi tipici dell’iconografia cristiana, ovvero: abiti semplici da ascetico, il bastone a forma di croce e il dito indicante, accompagnato dalla scritta “Ecce Agnus Dei”. Il tutto tratteggiato sopra una pavimentazione a scacchi bianca e rossa, per conferire profondità alla rappresentazione. Ai piedi del trono, due putti suonatori incorniciano la dicitura contenente la firma e la data menzionate in precedenza e costituiscono, tra l’altro, loro stessi un “marchio di fabbrica” dei Santacroce, dato che si ripresentano con insistenza in altri dipinti (anche nel polittico di Castellana, vd. supra). Inoltre, riteniamo che possano essere un rimando e un omaggio allo stesso maestro, Giovanni Bellini, ma anche a grandi artisti già affermati all’epoca, come: Raffaello, Rosso Fiorentino, Melozzo da Forlì e molti pittori fiamminghi, primo fra tutti Jan van Eyck.
In conclusione, vorremmo constatare come qualcosa di così bello e prezioso che è costantemente sotto gli occhi di tutti, possa passare, talora, quasi inosservato o dato per scontato. Quello che ci auguriamo con queste disamine sulle bellezze lucerine è che si crei nella nostra comunità la curiosità e la cura di quello che abbiamo intorno, ricordandoci ogni giorno di essere grati e orgogliosi per il patrimonio artistico del nostro paese.


