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“Dialettando” , la rubrica di Lino Montanaro propone tutti i giovedì proverbi e modi di dire lucerini, tramandati di generazione in generazione, per non dimenticare le origini della nostra amata Lucera.
DIALETTANDO 437
A Lucera non si dice “ L’eccessiva, continua abbondanza fa male ” ma si dice: “ QUANNE U GRASSE ARRÍVE ‘NGANNE, AÈSSCE P’I RRÉCCHJE “ – (Traduzione: Quando il grasso arriva in gola, esce dalle orecchie)
A Lucera non si dice “ È una sarta improvvisata, che non fa altro che cucire e scucire ” ma si dice: “ASSEMÈGGHJE A SARACHÈLLE, NGÓSE E SCÓSE“ – (Traduzione: Sembra Sarachella (personaggio lucerino), cuce e scuce)
A Lucera non si dice “ Questi discorsi sono senza fondamento, sono proprio ridicoli “ ma si dice: “PE ‘STI TRASCÚRZE ME VÉNE DA RÍRE “ – (Traduzione: Con questi discorsi mi viene da ridere)
A Lucera non si dice “ Non fa mai una cosa giusta “ ma si dice: “ NN’ACCOCCHJE I PÍDE MANGHE QUANNE MÓRE “ – (Traduzione: Non riesce ad accoppiare i piedi neanche se muore)
A Lucera non si dice “ È una persona che crede nelle cose fantasiose e irreali“ ma si dice: “ QUILL’È VÚNE CHE CRÈDE CHE U CIUCCE VÓLE “ – (Traduzione: Quello è uno che crede che l’asino vola)
A Lucera non si dice “ Per riuscire nella vita, bisogna lavorare duramente “ ma si dice: “ CHI PANE VOLE MAGNÀ, ND’U MACENILLE ADDA FÀ “ – (Traduzione: Chi vuole mangiare il pane, deve girare il macinino)
A Lucera non si dice “Ha fatto un pessimo matrimonio “ ma si dice: “ È JJÚTE A FFENÈSCCE NDA NU LAVARÓNE “ – (Traduzione: È andato a finire in una pozzanghera)
A Lucera non si dice “ Sono alloggiati in condizioni pessime “ ma si dice: “ ABBETÈNE NDA NU CAVUTÌLLE“ – (Traduzione: Abitano in buco)
In foto Anni-80 Palazzo Valletta De Troia sec.-XVII Cortile con loggetta Piazza del Carmine
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