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E’ il pugliese Francesco Laporta l’italiano più in alto nel ranking mondiale in un mondo del golf che si avvia lentamente ad una distensione dei rapporti con i “disertori” del LIV Tour

Francesco Laporta
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Nel golf, a livello internazionale, non possiamo certo avventurarci in improbi paragoni con le eccellenze tennistiche alle quali ci hanno abituato (“viziandoci” un pò) i vari Sinner, Musetti, Cobolli e co. (3 italiani nei primi 15 al mondo, alla data della scrittura di questo articolo). Ma c’è una consolazione “territoriale”: l’italiano più in alto in classifica e con ampie prospettive di miglioramento è, infatti, il pugliese (di Castellana Grotte) Francesco Laporta.

Infatti, dopo il recente e brillantissimo secondo posto agli Open del Sud Africa, è perentoriamente progredito nella classifica mondiale (OWGR: Official World Golf Ranking) raggiungendo il n. 162. E’ inoltre salito al diciannovesimo posto nella “Race to Dubai” che rappresenta, di fatto, la classifica dei guadagni 2026 sul Tour europeo.

Francesco, classe 1990, è cresciuto golfisticamente soprattutto al San Domenico Golf di Savelletri di Fasano, sotto la guida di un altro pugliese, Pietro Cosenza, passando poi professionista nel 2013.

La prestazione della scorsa settimana in Sud Africa crea una interessante continuità con l’altrettanto brillante prestazione della settimana ancora precedente al Magical Kenya Open, dove si era classificato quarto. Questa continuità, che è ciò gli era mancato in passato, genera solidi auspici per il prosieguo della stagione dove ci si augura possa, come minimo, entrare nella top 100 mondiale. Il tutto rafforzato dal fatto che, proprio grazie a questo incoraggiante inizio di stagione, si è garantito un posto, senza passare dalle qualificazioni, nell’evento europeo più importante dell’anno, il British Open (o, semplicemente, “The Open”), giocando bene nel quale, ha l’opportunità di mettere in cascina punti preziosi.

C’è da dire che il mondo del golf internazionale sta, anche se lentamente e faticosamente, riguadagnando una discreta unitarietà nelle configurazioni federali sovranazionali. Infatti, dopo quella sorta di sdoppiamento, finanziato, a partire dal 2022, a suon di offerte miliardarie accettate da alcuni giocatori di punta (ma non da tutti) da parte del neonato LIV Tour (a capitale principalmente petrolifero/Saudita), ora si comincia da intravedere, da un lato, un ripensamento da parte di alcuni di questi “disertori” e, dall’altro, una politica per l’eventuale rientro degli stessi nei ranghi istituzionali della PGA/R&A (gli organismi federativi internazionali storici) più mite e con sanzioni meno impattanti di quelle che erano state minacciate inizialmente. La situazione che si era creata, era particolarmente frustrante per gli appassionati; anche se il paragone è improprio, immaginate se Alcaraz giocasse per una federazione e Sinner per un altra, riducendo o annullando le chances di scontri diretti dei due. Fortunatamente, ora, le possibilità di una quasi completa riunificazione sembrano essere considerevoli.

Anche su questo argomento (ma non solo), speriamo a breve di riuscire a proporvi una nuova intervista in esclusiva con Francesco.

Credits Foto Francesco Laporta (Stefano DiMaria.com)

web agency lucera

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