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Pillole Dialettali, Tradizioni: “I mobili delle case lucerine di una volta”

Nelle case lucerine di una volta, i pezzi tipici presenti nelle camere da letto erano in uso principalmente per la loro utilità e, a volte e per chi se lo poteva permettere, anche per arredare con gusto la stanza.

In particolare erano :
U LAVAMANE. Era un complemento d’arredo casalingo che conferiva un tocco speciale alle camere da letto di un tempo. Era composto di un trespolo in ferro battuto con anello portacatino su cui era inserita una bacinella (u vacíle), a volte munito di specchio e portasapone, che si teneva in camera per lavarsi viso e faccia e i posti intimi usando l’acqua contenuta in una brocca smaltata che faceva parte dell’arredo . Serviva anche al medico, chiamato per una visita per fargli lavare le mani. e
U BRO’. É la volgarizzazione dialettale della parola francese “bureau”. e Nel dialetto lucerino stava a indicare una cassettiera, cassettone, in generale un mobile da camera, in legno massiccio. Era il mobile dove si tenevano le cose più importanti ed era formato da tre cassetti e una ribalta, con cassettini ovviamente, un piano d’appoggio.

U CHEMO’. Era un mobile con tre cassetti con piano di legno o di marmo, spesso con specchio sovrapposto. Solitamente era abbinato a due comodini (vandalètte) che ne richiamavano lo stile.
I VANDALÈTTE. Il termine è un italianismo: davanti al letto. Infatti, erano i due comodini posti ai lati del letto, con un ripiano in genere di marmo. Il loro scopo era di contenere tutto ciò di cui si poteva avere bisogno durante la notte. Il ripiano, qualche volta, era utilizzato dalle mamme per fare le caramèllle a ggríte. Per farle le mamme o le nonne scioglievano in una scodellina posta sul fuoco un pugno di zucchero e, una volta fuso, lo scolavano “sópe ‘u marme d’u tavele d’a cucíne” dopo averlo prima oleato. E, se impegnato diversamente, sul marmo “ d’a vandalètte”, come prima detto.

I LITTE DE FIRRE. Erano costruiti con le “spallíre” in ferro, in ferro e ghisa, in tubo di ottone fuso. Quelli del popolino, erano completati da un supporto che reggeva “i tavóle”, su cui poggiava “u saccone”, un materasso riempito con foglie di granturco o raramente da crini vegetali. Completavano il l letto “i cusscíne”, anch’essi riempiti di foglie di granturco, “i lenzúle” che erano di cotone ruvido e “’a cupèrte”, di lana grezza.
Quello delle famiglie abbienti erano formato da due spalliere, sempre in ferro battuto, impreziosite ed arricchite con volute decorative costituite da mazzi di fiori o paesaggi o a motivi religiosi, con l’aggiunta di scagli di madreperla. Le spalliere alte erano poste per il capezzale, quelle più bassa ai piedi, unite da due barre mobili, su cui poggiavano “i tavóle”ove trovavano posto “i matarazze”, uno imbottito di lana di scarsa qualità, oppure riempito con foglie di granturco o crini vegetali, l’altro che stava sopra fatto di lana più soffice. Completavano il l letto “i lenzúle”, che erano generalmente di lino o di percalle, un cotone con trama più fitta rispetto alla normale tela di cotone più resistenti a un uso quotidiano e a numerosi lavaggi, e “’a cupèrte”, di lana riccamente lavorata. Di solito sul letto erano sistemati altri complementi come il capezzale lungo quanto tutta la larghezza del letto e “i cusscíne” riempiti di lana, e dalla “‘a púpe sóp’u lítte”, una bambola dal viso di porcellana, bella, truccata, elegantemente vestita sopra le coperte del letto matrimoniale, tra due cuscini e lo sguardo rivolto verso la porta.

Oggi sono considerati un raffinato ed elegante complemento d’arredo, perfetto per aggiungere un tocco vintage a qualsiasi ambiente.

 

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