Fino agli inizi degli anni 60′ del secolo scorso, chi conseguiva la licenza elementare, poteva continuare gli studi scegliendo il relativo percorso. O frequentare la Scuola Media Alessandro Manzoni, ubicata presso la struttura dell’ex GIL, in Villa comunale, o frequentare la Scuola di Avviamento Professionale, ubicata nei locali a piano terra alle spalle del Tribunale, che dava una preparazione tecnica e avviava direttamente al lavoro. Qui avveniva una selezione determinata, non dalle capacità e dal merito degli studenti, ma dalle condizioni del reddito familiare. La Scuola Media, in genere, era riservata ai figli della borghesia e del ceto medio, mentre alla Scuola d’Avviamento accedevano i figli delle classi lavoratrici.
Quel sistema scolastico prevedeva, che gli scolari che volevano proseguire negli studi presso la Scuola Media, dovevano sostenere il cosiddetto esame di ammissione, una prova importante e difficile per tanti studenti. Era un esame basato sulla valutazione delle capacità degli scolari che consisteva in più prove. Due prove scritte (la prima nello svolgimento di un tema e di un dettato, la seconda nella soluzione di operazioni aritmetiche). E in una prova orale (recitare di una poesia imparata a memoria, interrogazione su nozioni di matematica e geometria e su nozioni di geografia e storia).
L’esame era preso sul serio, tanto che le famiglie che se lo potevano permettere, facevano preparare i ragazzi con lezioni private.
Alcuni giorni dopo l’esame, venivano esposti nell’atrio della scuola elementare i quadri, un elenco dei nomi e cognomi degli esaminati e a lato la dicitura: Ammessa/o oppure Respinta/o.
L’esame di ammissione cessò di essere nel 1962, quando fu approvata la riforma che introdusse nell’ordinamento scolastico la Scuola media unica e obbligatoria.


