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A Lucera con l’espressione “éje l’ óre d’a calandrèlle” si indica il momento della giornata estiva in cui il sole è a picco (fra le 13,00 e le 17,00), quando il caldo è insopportabile. Infatti a quell’ora per il troppo caldo l’aria “trema”. Erano (e sono) anche le ore dei “i cínghe menúte”, la penichella, quando Lucera diventa un deserto. “A quèll’óre nge cammenave nessciúne, e tutt’i porte de rète érene appannate p’addefresckà suttane e supranètte, pecché p’u cavede érene cúm’e fúrne” ( da una poesia di Ascanio Iliceto).
Una volta, subito dopo il pranzo, le mamme annunciavano: «Tutte fóre … àmma menà u flìtte»! E le cucine delle case lucerine diventavano un bunker con la porta e le finestre chiuse; si creava un’oscurità attraversata solo da uno spiraglio di luce per permettere alle mamme di muoversi in sicurezza. Immediatamente dopo esse, trattenendo il respiro e coprendosi naso e bocca con un fazzoletto, partivano con le spruzzate “d’u flìtte”, che procuravano una strage, quasi immediata, di mosche e altri insetti. Dopo la penichella, si riaprivano porte e finestre per arieggiare i locali.

