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Sicurezza stradale e linguaggio giornalistico, un invito alla riflessione

Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada
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Riceviamo e pubblichiamo questo contributo del Dott. Antonio Gravino, responsabile provinciale AIFVS APS (Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada). Una lettera/riflessione sul tema della sicurezza stradale, con un particolare focus sul ruolo del linguaggio giornalistico nella narrazione degli eventi legati alla mobilità. L’intento del contributo è avviare una riflessione pubblica sulla responsabilità individuale e collettiva, superando luoghi comuni e semplificazioni che rischiano di minimizzare la gravità del fenomeno.

La sicurezza stradale non può essere considerata una mera derivata di norme e infrastrutture, poiché si tratta anzitutto di un tema culturale e antropologico. L’informazione italiana ha un ruolo fondamentale nel raccontarlo, ma troppo spesso la narrazione degli eventi negativi in strada, anche mortali, continua a proporli come fatti casuali, privi di legame con il comportamento umano. Definirli “incidenti” evoca l’eccezionalità, quando in realtà sulle nostre strade la costanza è proprio la regolarità di tali accadimenti. La causa prima è l’agire umano, ma questo dato non emerge con la necessaria chiarezza: la cronaca si limita a registrare i fatti senza sottolineare la responsabilità delle persone. Il linguaggio giornalistico contribuisce a questo fraintendimento. L’espressione “strada killerattribuisce coscienza a un elemento inerte, allontanando la colpa dall’uomo.

“Auto impazzita” lascia credere che un oggetto possa perdere la ragione; “cause in corso di accertamento” maschera la realtà che quasi sempre coincide con l’eccessiva velocità; “rocambolesco” o “spettacolare” trasformano tragedie in episodi quasi avventurosi; “pirata della strada” romanticizza un vigliacco criminale, laddove in altre lingue si parla più correttamente di hitand-run driver o chauffard. Persino la formula “è stato sottoposto ad alcol/droga test”, usata come richiamo, alimenta l’idea che la colpa sia legata a eccezioni marginali, quasi a scusare la responsabilità diffusa e ordinaria di chi guida.

Traspare così dalla stampa il tentativo, forse istintivo, di trasferire la responsabilità altrove, quasi a “perdonare” l’elemento umano. Con questa lettera vorremmo avviare un dialogo con lei e la sua redazione per riportare il discorso entro parametri più oggettivi, superando stereotipi e luoghi comuni. Una comunicazione giornalistica più attenta e precisa potrebbe diventare il primo passo di una campagna sociale in grado di cambiare le cattive abitudini e migliorare davvero la vivibilità delle nostre strade.

Antonio Gravino
responsabile provinciale
AIFVS APS

web agency lucera

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