Fino a non molti anni fa, nelle famiglie lucerine e non solo, c’era una presenza fastidiosa : i “parassiti di compagnia”, che si annidavano tra i capelli e sul cuoio cappelluto, in maniera “democratica”.
Infatti colpivano indistintamente tutti , indipendentemente dall’età, dal sesso, dal grado di igiene e dal ceto sociale, perché il contagio non conosceva limiti. I pidocchi attecchivano solo per contatto diretto da persona a persona e non come voleva un’antica diceria che si propagavano volando da una testa all’altra. Il Il problema non erano solo di pedúcchje, ma anche quello di linnine (lendini), cioè le uova del pidocchio che si attaccavano strettamente ai capelli.
Era con l’inizio dell’anno scolastico che questo fenomeno silenzioso ma persistente tornava a ripresentarsi causando un prurito intenso e la necessità di grattarsi continuamente, giorno e notte, senza che il malcapitato riuscisse a trovare sollievo.
Le famiglie affrontavano il problema con metodi empirici, ma veramente efficaci.
Lo strumento più utilizzato era u terapedúcchje, denominato anche u péttene strítte e u petteníne, un pettine a doppio, con denti lunghi e stretti, tenuto sempre pulito in acqua e sapone.. Periodicamente in ogni famiglia si procedeva alla speducchjate: il malcapitato, seduto su una sediolina, con la e le spalle e il petto coperti da una mantellina e si lasciava passare il pettine tra i capelli, con un movimento lento che partiva dalla nuca fino ad arrivare alla fronte. La mantellina doveva essere necessariamente bianca per vedere se cadevano i pidocchi e le uova, che venivano gettati nel braciere, quando faceva freddo nelle case. Pidocchi e lendini scoppiettavano a contatto con i tizzoni ardenti, producendo un odore talmente nauseante tanto che si dovevano aprire le finestre per far uscire la puzza. In mancanza di un braciere, pidocchi e lendini, si schiacciavano tra i pollici delle due mani. . Spesso, per rendere più efficace l’operazione, si lavavano i capelli con acqua e aceto .Alcune mamme l’operazione la facevano tutti i giorni quando i bambini tornavano da scuola.
Questo pettine era utilizzato anche per altri usi: per togliere la forfora e sebo dal cuoio cappelluto, per togliere i nodi dai capelli e per togliere la crosta lattea dei neonati, dopo averla ammorbidita con olio. C’erano anche altri sistemi più drastici come passare un panno imbevuto di petrolio sulla testa, lasciandola rossastra per l’infiammazione per qualche tempo. . Oppure, dopo aver tagliavano i capelli a zero (u melóne), si spruzzava sopra la testa c’a machenètte un po’ de flítte, il famoso DDT. Un disinfettante molto pericoloso con la convinzione che esso era altamente tossico per gli insetti ma innocuo per l’uomo, procurando così danni irreparabili alla salute dei malcapitati perché, in seguito, venne accertato che u flítte era un prodotto chimico causa di tumori per l’uomo.dannosissimo per l’ambiente.. Il problema dei pidocchi è un fenomeno presente anche oggi, silenzioso e fastidioso , in particolare, nelle scuole materne ed elementari, diventando in alcune zone della nostra penisola addirittura endemico, tanto da essere un caso nazionale. Per combattere il problema, oggi vengono utilizzati nuovi sistemi e prodotti più adeguati, ma è anche ricomparso u terapedúcchje.


