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26 Maggio 2024
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“Scuola La Ragioneria”, un libro “a puntate”, presentazione di Pasquale Trivisonne

realizzazione siti web Lucera

Le storie raccontate in questo libro, che abbracciano un arco temporale che parte dagli inizi degli anni sessanta e finisce nel 1969, nascono nelle aule della storica scuola di Lucera detta la “ragioneria”. Sono storie che potrebbero essere ambientate in una qualsiasi scuola italiana, perché raccontano vicende che avvengono particolarmente all’interno di ambienti scolastici. Sono quindi storie senza tempo, che raccontano del periodo più importante della nostra vita, quello in cui si comincia a conoscere il mondo attraverso la mediazione di altre figure. E’, infatti, proprio in questa fase della vita che si fissano i ricordi più belli e si vivono le vicende che un giorno si racconteranno con piacere. E’ il momento in cui nascono le relazioni più importanti, gli amori, le passioni e a volte i rancori.  La scuola, intesa come comunità di persone orientate a uno scopo, è la protagonista indiscussa di tutto questo. Nel nostro caso è nelle aule dell’istituto Vittorio Emanuele III che accadono alcuni avvenimenti, che abbiamo il piacere di leggere in queste pagine.

L’istituto che ho l’onore di dirigere dal mese di settembre 2015 è a tutti gli effetti una delle istituzioni storiche della città di Lucera. Una delle poche che ancora resta dopo la pesante spoliazione cui abbiamo assistito negli ultimi anni! Nasce nel lontano 1924, quando Lucera era una città importante della Capitanata, con un benessere diffuso non solo tra le famiglie dei possidenti ma anche tra un ceto medio impiegatizio e dedito ai mestieri. In un clima culturalmente ricco cominciò la storia dell’attuale I.T.E.T. “V. Emanuele III“, che ha formato generazioni di studenti, grazie a insegnanti di assoluto valore. E’ il caso del prof. Michele  Fares, insegnante di Diritto ed Economia, che cinquanta anni fa anticipò metodologie didattiche, le prove per competenze, che oggi definiamo innovative.  Convinse, infatti, la sua collega, professoressa di lettere, che il tema d’italiano poteva avere come traccia non solo l’argomento d’attualità o di letteratura ma anche argomenti di diritto, economia e perfino di geografia economica.

Il sistema scolastico in essere ai tempi delle storie raccontate era profondamente diverso da quello attuale che, con tutti i suoi limiti, resta ancora uno dei pochi ascensori sociali che ci è rimasto. In quegli anni il sistema d’istruzione italiano fu scosso da profondi cambiamenti che culminarono nel 1973 con l’approvazione dei Decreti Delegati (Legge Delega 477/73), che sancirono, attraverso la partecipazione dei genitori e degli alunni agli organi collegiali, l’apertura della scuola alla società. Sotto la spinta dei movimenti studenteschi del 1969, furono approvate  norme che permisero  l’accesso a tutti gli studi universitari, anche ai diplomati degli Istituti tecnici, che fino  ad allora potevano accedere solo alle facoltà di Economia, Agraria e Scienze statistiche. Infatti, solo con il diploma di liceo classico si poteva accedere a tutte le facoltà. Alla base di questa impostazione, originata dalla Riforma Gentile, c’era una concezione elitaria della cultura e dell’educazione: una scuola superiore riservata a pochi, considerati i migliori, vista come strumento di selezione della futura classe dirigente. Quel tipo di scuola si reggeva su un apparato burocratico di tipo verticistico, dove era il ministero a stabilire quali programmi svolgere, mentre le risorse umane e quelle strumentali erano governate attraverso disposizioni emanate dagli uffici periferici (Provveditorati).

Con l’avvento dell’autonomia scolastica (Legge 59 del 15 marzo 1997) i programmi ministeriali sono stati sostituti da linee guida e indicazioni nazionali, che lasciano alle singole scuole la possibilità di personalizzare i percorsi di studio. I risultati dell’apprendimento oggi sono costituti non solo dai tradizionali saperi, ma da abilità e competenze che sono verificate annualmente con prove nazionali. La stessa figura del preside è profondamente cambiata: non è più l’anello terminale di decisioni prese dall’alto. E’ un dirigente di II livello, ha ampi poteri decisionali ed è chiamato a gestire un’organizzazione complessa dove impattano problemi di tutti i tipi. L’altra figura centrale di questo sistema, l’insegnante, non è più il depositario di un sapere definito e statico, che deve essere trasfuso agli studenti in maniera acritica, ma deve possedere capacità che travalicano i meri aspetti disciplinari. Tra queste capacità quella più importante è quella relazionale, perché è la sola che permette di dare un senso a una comunità di persone che ha come scopo primario quello di formare le nuove generazioni.

In secoli di storia della scuola molte cose sono cambiate; però, quello che nessuna riforma potrà mai mettere in discussione è quella straordinaria alchimia che si crea nelle aule e che vede protagonisti i due soggetti fondamentali di qualsiasi processo formativo: insegnanti e allievi. L’interazione e l’ascolto, qualità possedute dagli insegnanti protagonisti di questo libro, sono strumenti indispensabili per strutturare quel clima di dialogo necessario in un processo di crescita. Perché l’apprendimento, ”ad-prendere”, cioè “venire per sapere”, implica una sorta di movimento che coinvolge aspetti intellettivi, ma anche emotivi e sociali.

Ed è proprio questo passaggio che restituisce centralità allo studente e ai suoi bisogni formativi visti in maniera ampia e complessa. Il ragazzo, lo studente è quindi il vero attore della scuola, al quale sono rivolte strategie didattiche e sono messi a disposizione mezzi e strumenti tecnologici.

Porre lo studente al centro del processo educativo vuol dire puntare sulle sue potenzialità, utilizzare le conoscenze come pretesto per guidarlo a “scoprire se stesso”, vuol dire promuovere l’insegnamento educativo di cui parla Edgar Morin, che è trasmettere non del puro sapere, ma una cultura che permetta di comprendere la nostra condizione e di aiutarci a vivere; essa è nello stesso tempo una maniera di pensare in modo aperto e libero (E. Morin, Insegnare a vivere, Cortina 2015).

Il Dirigente scolastico dell’I.T.E.T. “V. Emanuele III”

                                                                           Pasquale Trivisonne

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