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27 Settembre 2021
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Sfogliando: “‘À FFATTE TRIDECE A SISALLE! “

I proverbi e i modi di dire lucerini sono tanti. Di solito la loro origine è lontana e frutto di culture passate. Molto spesso hanno alle loro spalle un riferimento ben preciso, ovvero una storia e un significato, che non molti conoscono, dato che si tratta di detti appartenenti alla tradizione, alcuni scomparsi e altri poco in uso. Allora, non è mai troppo tardi per riproporli e questa rubrica offre un’opportunità piacevole, e speriamo interessante, per saperne di più.

tredici“‘À FFATTE TRIDECE A SISALLE! ”

Traduzione: “Ha fatto tredici alla Sisal (Totocalcio)“.

Significato: Un modo di dire per indicare un grosso colpo di fortuna.

Curiosità: Il secondo dopoguerra fu difficile per l’Italia: un paese devastato, economicamente arretrato, da ricostruire, con la povertà molto estesa, specialmente nel Mezzogiorno. Ciò ci fa capire le ragioni dell’immediato successo del nuovo gioco a premi milionario, avviato il 5 maggio 1946. Il gioco della schedina Sisal, poi Totocalcio, che per decenni avrebbe invogliato e coinvolto milioni di sognatori. L’idea vincente degli ideatori fu quella di mettere insieme la passione italiana per il calcio ed i sogni di ricchezza di tanta gente ridotta alla fame dalla guerra. All’inizio, erano 12 le partite di calcio di cui occorreva indovinare il risultato finale; successivamente, in schedina ne fu aggiunta una tredicesima. Il costo a giocata, inizialmente, era di 30 lire, poi seguirono successivi e contenuti aumenti. Le schedine del Totocalcio erano composte di tre parti: la prima denominata “figlia” con l’elenco delle partite da giocare e 6 colonne ove riportare le previsioni di gioco, ovvero i segni 1-2-X (1 per la vittoria della squadra di casa, 2 per la vittoria della squadra ospitata e X per il pareggio); la seconda e la terza parte, che si chiamavano rispettivamente “spoglio” e “matrice”, riportavano anch’esse 6 colonne. Le previsioni fatte nelle colonne della figlia dovevano essere ricopiate nelle colonne dello spoglio e della matrice. Si giocava minimo due colonne, ma si potevano giocare anche quattro e sei colonne. Inoltre, era possibile giocare a “sistema” ovvero facendo anche due o tre previsioni per alcune partite, quelle per le quali era più difficile prevedere il risultato. Le schedine compilate venivano consegnate alla ricevitoria del tabacchino de Maffulle, de Velardìne, ai quali, con gli anni, se ne sono aggiunti altri. Il ricevitore attaccava nell’apposito spazio un bollo, le divideva, tagliandole con un righello, consegnava al giocatore la “figlia”, mentre tratteneva per sé l’altra parte, ovvero lo “spoglio” e la “matrice”, che servivano per i controlli sulle schedine vincenti. Fino a tarda sera del sabato, meno giovani e giovani affollavano i tabacchini di Lucera per giocare la schedina del Totocalcio, sperando di vincere qualcosa e magari fare un tredici che potesse cambiare il corso della loro vita. La domenica pomeriggio si restava attaccati alle radio e alle radioline a transistor ad ascoltare, da soli o in compagnia, i risultati delle partite, scanditi dalle altalenanti voci dei radiocronisti: «grazie Ameri, a te Ciotti». Con l’eccezionale rituale del bacio alla schedina, anche se vincente di poche migliaia di lire, e il normale rituale che la voleva insultata, strapazzata, fatta a pezzi, per la mancata vincita. Le schedine non giocate venivano ritirate dai barbieri i quali le usavano per pulire i rasoi dalla schiuma e dai peli della barba dei clienti. A Lucera furono fatti alcuni tredici, vincite modeste e consistenti; non si è mai saputo, però, se ci siano stati tredici milionari da cambiare la vita dei vincitori. Si può ritenere che la schedina del Totocalcio ha accompagnato gli italiani e, quindi anche i lucerini, durante gli anni della rinascita e del miracolo economico, diventando una sorta di emblema della voglia di arricchimento e consumismo. Poi, arrivò il declino del gioco a causa della moltiplicazione dei concorsi (Totip, Enalotto, Superenalotto, ecc.) e, successivamente, per i cambiamenti introdotti nell’organizzazione dello svolgimento delle partite di calcio. Negli ultimi anni la quasi scomparsa, perché altri giochi, questa volta miliardari, si sono imposti.
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Rubrica di Lino Montanaro & Lino Zicca

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