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22 Ottobre 2021
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Sfogliando: “QUILLE PARLE CÚM’E NU LIBBRE STAMBATE”

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I proverbi e i modi di dire lucerini sono tanti. Di solito la loro origine è lontana e frutto di culture passate. Molto spesso hanno alle loro spalle un riferimento ben preciso, ovvero una storia e un significato, che non molti conoscono, dato che si tratta di detti appartenenti alla tradizione, alcuni scomparsi e altri poco in uso. Allora, non è mai troppo tardi per riproporli e questa rubrica offre un’opportunità piacevole, e speriamo interessante, per saperne di più.

tipografia“ QUILLE PARLE CÚM’E NU LIBBRE STAMBATE”

Traduzione: “Parla come un libro stampato”

Significato:  “Persona che ama parlare con ricercatezza, usando parole molto curate, o molto loquace da sembrare un oratore”

Curiosità: Dal 1455, anno di nascita della stampa a caratteri mobili, e fino agli inizi dell’Ottocento le tipografie, con sapienza, arte, passione, hanno stampato libri, manifesti, documenti vari per un pubblico ristretto. Solo in seguito il libro e il giornale, da merce rara a disposizione di pochi, sono diventati appannaggio di una cerchia più ampia di cittadini. Pertanto, crebbe il numero di tipografie in ogni città. Anche Lucera, importante cittadina sede del Tribunale di Capitanata, ebbe la sua “moderna” tipografia. Nel 1837, Salvatore Scepi, tipografo di origini siciliane, inaugurò l’omonima tipografia, situata in una strada centrale, che in seguito si sarebbe chiamata via Umberto Bozzini. La Tipografia Scepi, fedele custode della professionalità e del rigore degli antichi stampatori, in breve tempo si affermò fino a diventare fornitore ufficiale degli uffici giudiziari, delle amministrazioni comunali e di enti pubblici della provincia per i quali realizzava ogni tipo di stampato, registri, bollettari, ecc. L’attività, ben presto, si diversificò con la stampa di giornali locali e le locandine e dei libretti delle rappresentazioni teatrali del Real Teatro Maria Teresa Isabella, poi divenuto Teatro Garibaldi. Divenne editrice di diverse pubblicazioni molto pregiate, tra le quali spiccano: la «Storia di Lucera» di Gianbattista D’Amely, edita nel 1861; la «Storia dell’antica Lucera» di Benvenuto Colasanto, canonico della Basilica Cattedrale di Lucera, insigne professore di filosofia e matematica nel seminario di Lucera, edita nel 1894. La tipografia Scepi, di discendenza in discendenza, continua a svolgere fino a oggi la sua attività, continuando a seguire e adeguarsi ai profondi cambiamenti della tecnologia e del mercato. Nei primi anni del Novecento, un’altra tipografia entrò in attività a Lucera. Tommaso Pesce, che aveva preso in moglie la signora Ida, figlia del tipografo Umberto Scepi, avviò la Tipografia Pesce che trovò posto all’interno del Palazzo Follieri, in Via San Domenico. La Tipografia Pesce, dotata di «modernissime macchine» e di caratteri di scrittura particolari (i famosi caratteri Pesce), si specializzò in lavori di stampa delle partecipazioni di nozze, nascita e prime comunioni e di pubblicità commerciale, di lusso ed economica. Nel frattempo produsse le cartoline-foto della città che, ancora in circolazione, sono memoria visiva della vecchia Lucera. Inoltre, fu editrice di diverse pubblicazioni pregiate e di alcuni giornali quali: «Cinema Teatro», giornale teatrale illustrato di Roma; «Convivio» giornale letterario di Lucera; «Il Frizzo», giornale umoristico di Lucera; «Il Gazzettino dei sanitari», rivista dei Sanitari della Capitanata; «Il Saraceno», giornale di Lucera. Tommaso Pesce e Ida Scepi non ebbero figli, pertanto, negli anni quaranta vendettero la loro avviata tipografia a Costantino Catapano. Nei primi anni Cinquanta del secolo breve, la Tipografia Catapano, che aprì la sua prima sede in via IV novembre, fu trasferita in un locale di Piazza Gramsci, e poi in un altro nella stessa piazza. Contemporaneamente all’ultimo trasferimento, si ampliò in quella cartolibreria che tutti abbiamo conosciuto con la sua storia di tipografia e libreria che per decenni è stata una delle eccellenze di Lucera. Per Costantino Catapano, il suo non era solo un lavoro, il suo rapporto con i libri era fatto di amore e passione, che ha saputo trasmettere ai suoi figli e nipoti, i quali tuttora operano in Lucera. Una bella storia, perché per un lungo periodo la Libreria Catapano è stata parte integrante e decisiva della storia culturale di Lucera. Un punto d’incontro di intellettuali, scrittori e poeti, non solo di Lucera, un punto di riferimento di studenti e appassionati di letture di ogni genere. Un posto ove, al pari della famosa Biblioteca comunale, si poteva respirare sapere e cultura. Costantino Catapano non è stato solo l’anima della sua tipografia-libreria, è stato un importante poeta dialettale dallo stile leggero e intrigante. Le sue poesie, scritte in vernacolo comprensibile a tutti, si leggono con grande diletto. E‘ stato, in certo senso, il cantore di quell’ironia bonariamente maliziosa che a Lucera germoglia facilmente quando si guarda a quegli aspetti della vita comune che hanno attimi comici e grotteschi.


Rubrica di Lino Montanaro & Lino Zicca

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